
La via della “patrimoniale ragionata”Ascensore sociale e fisco: come una tassazione moderata può ricompattare progressisti e moderati
Mentre Elly Schlein studia da Mario Draghi diverse personalità importanti dimostrano verso di essa la loro fiducia. È il caso, non da ultimo, di Urbano Cairo, magnate, imprenditore e proprietario della televisione La7 e del quotidiano Il Corriere della Sera. Naturalmente Elly Schlein ha un ruolo e un compito non da poco se vuole presentarsi con un progetto realizzabile alle prossime elezioni, cioè quello di tenere unito il cosiddetto campo largo, da Renzi fino ai Socialisti di Enzo Maraio che si dicono lontani dall’ipotesi patrimoniale, fino a Giuseppe Conte e al Movimento Cinque Stelle. Infatti dentro questo campo largo c’è poca sintonia, ed Elly Schlein deve limare ogni giorno le sue posizioni, per non apparire per esempio né troppo filo-NATO e filo-Ucraina né troppo filo-russa. Deve fare i conti con la democrazia e il suo lascito storico, degli ambienti elitari che movimentano l’area del centrosinistra progressista come George Soros, fino a fare i conti con i rimasugli del mondo no-new global e veteromarxista. Insomma è un compito ingrato e difficile, che viene sempre peggio. Ma il centrosinistra potrebbe essere unito sull’ipotesi di una patrimoniale, da non vedere, secondo me, in chiave marxista, come espropriazione, ma come ribilanciamento economico in vista dell’equità. Per fare questo bisogna studiare sinergie difficili. Innanzitutto collaborare con parte del mondo cattolico di centro, per una patrimoniale che secondo me dovrebbe dividersi in due scaloni e tra poco spiegherò meglio. Innanzitutto perché nel mondo cattolico di centrosinistra può esserci un bacino congeniale a portare questa idea nel prossimo programma e quindi, se si vinceranno le elezioni, al governo. Ma anche nel centrodestra, quel centrodestra un tempo di Angelino Alfano, adesso di Giampiero Samorì che sta lanciando la Democrazia Cristiana, c’è spazio per una riflessione sulla patrimoniale. Samorì, proveniente da esperienze come avvocato e banchiere, ha più volte sottolineato che serve una misura a favore dei giovani che sono quelli più estromessi dalla società, sia sul tema occupazione sia su quello del credito bancario che oggi è impossibile da accedere per molti giovani. Ecco che Samorì lo spiega così: “Se il proprietario della Safilo fosse nato in Romania durante e dopo il comunismo avrebbe trovato una società distrutta economicamente e non sarebbe riuscito a mettere su quel po’ po’ di azienda. Invece negli anni del dopoguerra le banche concedevano prestiti ai giovani che mettevano su le aziende che fecero decollare l’Italia negli anni sessanta, gli anni del boom. E allo stesso tempo lo stato, seppur liberale e capitalista, faceva del sociale, cioè permetteva ai giovani di ‘scalare’ le vette e arrivare in cima, aprendo attività e formandosi nella scuola e nelle università”. Oggi come oggi (la scuola è in crisi) ma alla crisi della scuola corrisponde una crisi del credito bancario, e crisi anche del sistema di ascensore sociale. Tanto che c’è un’enorme differenza tra chi ha e può e chi non ha e non può. Si sono formate delle élite che però, secondo il mio modesto parere, non vanno confuse con le “élite finanziarie plutogiudaico-massoniche” tanto care ai vari Vannacci e ai Pro-Pal o estremisti di ogni tipo. Naturalmente nel mondo e in Europa ci sono le élite dell’1% che detiene più ricchezza del 99%, ma una buona politica di tassazione può e deve incidere su queste élite, ma anche sulle sottoclassi “elitarie”. Infatti c’è una upper class tutta italiana di persone che non hanno raggiunto con il loro lavoro, studio o professione un merito di alto livello, magari non lavorano nemmeno, e basano la loro agiatezza sulle proprietà immobiliari. Infatti siamo riconosciuti come un paese di grandi risparmiatori immobiliari e di rendita immobiliare parassitaria. Ecco che non serve tirare in ballo Amazon. Vanno fatte due patrimoniali: una un po’ più soffice sulla classe medio-bassa (che naturalmente è la classe dei commercianti ecc. che lavora e ci mette sudore), e poi una patrimoniale un po’ più consistente (sempre tenendo conto che la patrimoniale deve essere una tassa e non un esproprio sociale o comunista) sulle classi alte. E queste classi alte costituiscono (professionisti, politici, manager pubblici e privati ecc.) tutte persone che devono essere contente, anche se liberali o di centrodestra, di contribuire ad una maggiore equità. Ecco che dopo queste patrimoniali ragionate e non vendicative si potrebbe pensare a delle mini-tasse spalmate su chi ha più case, o più automobili, anche per incentivare il disinquinamento e il raffreddamento del pianeta con riduzione della CO2. Naturalmente in sede europea è necessario pensare a una patrimoniale sulla ricchezza che colpisca i detentori delle multinazionali mediatiche, finanziarie e di internet; ma questa tassa sulla ricchezza continentale ed europea, da distinguere dalla “via patrimoniale nazionale”, deve tenere conto che la ricchezza va sottratta secondo un certo livello per redistribuirla, ma che bisogna essere oculati nel non attaccare l’industria innovativa, perché dietro alle persone super-ricche spesso c’è anche una storia di eredità, ma anche una storia in campo industriale di innovazione continua. Ecco che l’industria non è la rendita parassitaria o la manomorta immobiliare: c’è dietro l’industria di alto livello anche l’innovazione, e quindi bisogna fare in modo che una tassa sulla ricchezza non sia vissuta come demolizione della capacità e volontà di innovare continuamente a livello economico, materiale e tecnologico. Ecco che Schlein potrebbe convincere il campo largo con questa visione particolare della tassazione, cercando di unirsi anche al mondo più liberal e degli imprenditori che rischiano ogni giorno, ma non hanno paura di contribuire alla crescita di chi verrà dopo di loro, contribuendo dunque a riconoscere i meriti di adesso e le persone meritorie del futuro.
EDOARDO BUSO