
FONDI PENSIONE PRIVATI: INPS BATTI UN COLPO: BUCO O NON BUCO?
Leggevo oggi sul Foglio un articoletto sulla legge che è entrata in vigore con l’attuale governo Meloni che automaticamente versa la pensione del lavoratore su fondi privati. Naturalmente c’è un periodo di tempo molto stretto per dirottare la pensione al fondo tradizionale dell’Inps, Istituto Nazionale di Previdenza Sociale. Quello che ritengo scorretto è che i tempi per levarsi dal trattamento pensionistico privato, dove i propri soldi vengono utilizzati per operazioni di borsa finanziarie, è scorretto dunque non la scelta del governo di permettere anche i fondi privati perché questo fa parte di una libera scelta liberale, ma di dare così poco tempo per decidere se togliersi dal fondo privato e versare i contributi che diverranno pensione all’Inps. Questo sistema fa parte di una privatizzazione delle pensioni che si è già vista nei paesi latino-americani, soprattutto l’Argentina degli anni 2000, e adesso la superneoliberista Argentina di Milei. Il problema di fondo però va analizzato senza ideologismi, e non bisogna da sinistra estrema vociferare contro il mercato e la finanza, quando il problema semmai è stato innescato da entrambi gli schieramenti (sia quello di destra Lega e Fratelli d’Italia sia quello di sinistra più a sinistra cioè Movimento Cinque Stelle) quando bocciarono il commissario Inps Tito Boeri (professore universitario che viene da Oxford e di profonda cultura economica) per sostituirlo nei governi successivi al Renzi, cioè il governo giallo-verde Salvini-Conte e Di Maio e poi quello giallo-rosso Conte-Zingaretti, che hanno sostituito una persona pacata, capace e riformista di estrazione liberal di sinistra che guardava al sociale con un nuovo commissario come Pasquale Tridico del Movimento Cinque Stelle, ben sapendo che l’INPS andava riformata per garantire la tenuta del sistema pensionistico. Il libro che aveva scritto Tito Boeri si intitolava Non per cassa ma per equità, per segnare che avrebbe tagliato sulla previdenza sociale ma non ai bisognosi. Purtroppo la riforma dell’INPS non c’è stata, e la gestione Tridico è stata fallimentare rispetto alle riforme che paventava il professor Boeri. Oggi come oggi bisogna semmai chiedersi se il sistema pensionistico può reggere nel futuro, anche per l’acuirsi della crisi demografica, mentre permangono grandiose differenze di trattamento: da un lato pensioni d’oro, non solo quelle dei politici ma anche di manager pubblici, e dall’altro assegni di invalidità, che qualcuno continua a chiamare non nella terminologia corretta “pensioni”, che sono miseri e da fame. E allora bisogna chiedere ai nostri politici, banchieri e dirigenti dell’INPS se questo buco all’interno della previdenza sociale, di cui più quotidiani parlano da tempo, è sostenibile o no. Insomma, venga fatta trasparenza e si dica agli Italiani una volta per tutte con chiarezza come siamo messi a livello di previdenza sociale. Prima si dovrebbe fare questo, e avrebbe dovuto fare questo il governo Meloni, invece che andare a tutta rotta verso una privatizzazione stile “caudillos”, ben tenendo conto che la pillola della semi-privatizzazione o dei fondi pensione può essere più digeribile se viene fatta attraverso un'”operazione verità”, piuttosto che in automatico come accade oggi. E se proprio bisogna mandar giù la pillola, almeno la si dichiari temporanea in vista di una riforma dell’istituto previdenziale, magari passando per un ottimo tecnico come lo era Tito Boeri che può dare una speranza ai cittadini italiani.
EDOARDO BUSO