Il cambio climatico dovrebbe interessare entrambi gli schieramenti

Il cambio del clima, l’effetto serra e la crisi climatica che viviamo in questo mese di giugno dovrebbero interessare entrambi gli schieramenti. È inutile girarci intorno perché così non è. È maggiore l’interesse del centrosinistra ai temi climatici e non è una priorità per il centrodestra, soprattutto quel centrodestra che ha stravinto le ultime elezioni e ha dato vita, con la preponderanza di Lega e Fratelli d’Italia, al governo Meloni. Magari è vero, se ritorniamo indietro nel tempo alla destra degli anni settanta e ottanta, quella che è sfociata in Nuclei Armati Rivoluzionari di Freda e Fioravanti o Terza Posizione o il Fronte Nazionale di Adriano Tilgher, trovavamo un forte accenno alla vita contadina, nelle campagne, e ad una riduzione degli stils di vita metropolitani, quella che all’epoca era chiamata anti-metropoli, per dire che già Brigate Rosse e destra estrema, quando parlavano del Sim, il sistema internazionale delle multinazionali, già affrontavano, prima del Pci, di socialisti, repubblicani, liberali e Democrazia Cristiana, il tema ecologico. Naturalmente non eravamo ai termini attuali, dove lo si deve affrontare per non morire soffocati.

Ecco che il tema climatico non può, secondo me, più essere solo patrimonio dei partiti o lasciato agli elettori. Dobbiamo diffidare, almeno in questo tema, del suffragio universale, come anche smascherare interessi di parte dei grandi industriali o della sovrastruttura produttiva. Ecco che, a parte gli scienziati che spesso si oppongono ai politici, al di sopra di queste élite (scienziati e politici) non c’è una terza élite che possa comandare delle regole applicate pedissequamente per il raffreddamento del pianeta. Ovvio che è una questione di vita o di morte. Ma allora sorge la prima domanda: perché il tema nei programmi dei partiti politici è trattato insieme all’Iva, all’Irpef, alla tassa sulla casa, all’edilizia popolare, agli asili nido e chi più ne ha più ne metta? Sarebbe necessario che almeno i media affermassero in modo martellante che i partiti e ogni singolo politico prima devono prendere posizione su questo tema climatico e poi sul resto. Insomma, ci vuole una scala di priorità.

Naturalmente il mondo è pieno di contraddizioni. Infatti il modello economico occidentale, che è divenuto globale con la Cina e l’India diventate capitaliste, è altamente inquinante. Perché è lo stesso modello basato sul libero commercio e sulle esportazioni. Ecco che il tema climatico si sposa inevitabilmente con il tema dello sviluppo. Spesso diciamo, contraddicendoci, che i paesi del sud del mondo e soprattutto l’Africa devono svilupparsi e allo stesso tempo bisogna che sia rispettato l’ambiente. È una contraddizione finché l’altra parte del mondo ha un sistema industriale che non deve solo essere basato sul profitto e la proprietà privata (fin lì è il capitalismo), ma su miriadi di prodotti da esportare e fare penetrare anche nella più remota foresta del pianeta. E con la globalizzazione, dagli anni ottanta in poi, questo è avvenuto. Non c’è giorno che non leggiamo su un sito online o su una rivista di politica estera come i paesi capitalisti occidentali (Europa, Usa e Giappone) e dell’Oriente capitalisti allo stesso modo, come la Cina, investano e creino infrastrutture in stati sconquassati dell’Africa. Infrastrutture che servono a scimmiottare anche lì, come nel gioco dei Lego dei bambini, il modello di sviluppo occidentale: le infrastrutture servono per attrarre investimenti e velocizzare il commercio e lo spostamento delle merci, fino all’ultimo stadio del capitalismo o “capital-comunismo” cinese basato sullo sfruttamento delle miniere e delle risorse ad alto impatto di distruzione ecologica (litio, cobalto ecc.), quelle risorse che servono per far funzionare il mondo di internet e dei grandi server. Per non parlare, entrando in tema sindacale, dello sfruttamento di quelle popolazioni a livello di manodopera.

Ma può esistere uno sviluppo e allo stesso tempo ecologico? Pare quasi che i popoli che un tempo erano considerati “primitivi” siano stati imbarcati in questo sviluppo mentre stavano assonnati e non si sono svegliati dal loro torpore durante il tragitto di decine di anni. Poi tutto ad un tratto si sono svegliati abbandonati a se stessi. Ecco che il comunismo che prese aspetti industriali in Urss e adesso il capital-comunismo cinese non sono un altro modello di sviluppo rispetto all’Occidente, almeno dal punto di vista climatico. E allo stesso tempo i moti degli anni sessanta, quelli della decolonizzazione che rovesciarono i colonialismi e fecero l’indipendenza dell’Africa, furono positivi ma poi non vennero gestiti maturamente e portarono a milioni di morti, tra socialismi tribali e ritorno di fascismi africani (Bokassa, Amin, Mobutu ecc.). Certo va condannato anche il neocolonialismo peggiore del vecchio colonialismo che era paternalista, mentre il neocolonialismo delle multinazionali basato sul profitto e lo spremere le risorse lascia abbandonati a se stessi interi popoli. Per non parlare del sistema creditizio e delle istituzioni come il Fondo Monetario e la Banca Mondiale che solo in questi ultimi anni hanno subito una riforma per renderle più keynesiane (come le volevano politici italiani come Bettino Craxi e Publio Fiori che si batterono in quelle sedi internazionali).

Insomma, abbiamo capito che per parlare di clima ed ecologia si va incontro a molte contraddizioni, e in secondo luogo abbiamo capito che al di fuori dei politici che dovrebbero salvarci dall’effetto soffocamento anche noi europei (mentre Trump se ne frega altamente o forse è davvero convinto che non stia accadendo nulla al clima), beh, abbiamo capito che non c’è un’élite che abbia la forza di imporre delle regole di autosalvezza al mondo, dove il mondo è diviso in nazioni. Ma soprattutto non c’è una forza di verità e imposizione al di sopra della partitocrazia, e sappiamo che la partitocrazia è un dinosauro lento che si perde in mille rivoli e interessi. Naturalmente, se c’è il pro, c’è anche il contro. Dovremmo creare una “polizia climatica” come nei romanzi di Michael Crichton? Siamo a questo punto, o si possono fare ancora le cose con moderatezza partendo da quelle più importanti senza drasticità? Tuttavia, a livello partitocratico bisogna congratularsi con i partiti di centrosinistra maggiormente, che hanno messo in conto il tema climatico, più di quelli di destra, in particolare Lega e Fratelli d’Italia. A quale citofono suonare perché anche questi partiti che sono al governo inizino un risveglio su questi temi?

EDOARDO BUSO