Dalla Stabilità Politica alla Crisi dei Rapporti Umani: Riflessioni tra Società, Tradizione e Modernità

Oggi, dopo la resa del governo Starmer in Inghilterra, la crisi di fiducia per i governi europei francese e tedesco e i problemi giudiziari del premier spagnolo Sánchez, di sua moglie e dei suoi familiari, possiamo leggere sui giornali che il governo italiano della prima donna presidente del Consiglio è quello da celebrare come più longevo, sia per la storia d’Italia con i suoi governi che duravano un anno massimo, fino alla longevità in chiave europea rispetto alla crisi dei governi delle altre nazioni e democrazie europee.

Chi è Giorgia Meloni? È una madre per gli italiani o una matrigna? È un’opportunista e un’arrivista? Crede veramente nei suoi ideali? Sono tutte domande che ci siamo posti come elettori e come governati. Romano Prodi si è spinto a dire che Giorgia Meloni dimostra poca affettività e molta freddezza. La sua storia personale e familiare vede la mancanza di figure di riferimento come il padre, una madre molto severa, la storia di un incendio della propria casa provato sulla propria pelle, una storia adolescenziale e scolastica scandita da molti doveri e poco divertimento, e l’attività politica. Poi nella maturità una figlia con un uomo che ha abbandonato, è quindi una donna madre single, in un corpo partitico come quello di destra e conservatore che inneggia alla famiglia tradizionale da conservare rispetto alle famiglie moderne e arcobaleno.

Visti spesso da destra e da un’opzione conservatrice i rapporti familiari, c’è spesso una condanna della donna, in tutte le culture tradizionaliste e reazionarie. La donna è vista essa stessa come tentatrice e da relegare in chiave di sottomissione all’uomo, ad un gradino inferiore. Purtroppo più vago avanti negli anni, più mi accorgo che la società tradizionale e organica è stata distrutta più dagli uomini che dalle donne. Si pensi a culture dell’est come quelle dei sinti, dei rom, degli zingari dove la donna ricopre un ruolo tradizionale, ma è inserita in una tradizione dove ha un peso maggiore, seppur contadina e non scolarizzata, che nella società industriale occidentale che vende alle donne cosmetici e le invita a scalare le vette sociali ed essere in concorrenza negli ambienti lavorativi con gli stessi uomini.

Faccio queste riflessioni perché tra poco si festeggerà il solstizio d’estate e in Ucraina si conduce la festa di Ivana Kupala, una festa dell’innamoramento e del fidanzamento, con abiti tradizionali che pensavo esistessero ancora solo nel Signore degli Anelli di Tolkien. Ecco, oggi come oggi entrano due meccanismi a rovinare il sesso femminile. Il primo è storico e biologico, cioè fa parte della razza umana in quanto tale, ed è attivo sia nelle società tradizionali (ma un po’ attenuato), sia nelle società moderne e ipermoderne o postmoderne. Ed è la concorrenza tra uomo e uomo per accoppiarsi con una donna che si reputa migliore delle altre per bellezza e altre caratteristiche. Spesso succede che la donna in questione vada a finire sposata con un mascalzone e debba sottomettersi a questo tipo d’uomo che la rovina, in quanto, oltre alla concorrenza tra uomini presente nella specie umana, c’è il fattore che l’uomo è un animale che pensa alla donna prima di tutto in vista della soddisfazione dei suoi sensi, in secondo luogo come padre di famiglia o continuatore di un rapporto che si estende anche ai vari rami familiari.

Ho visto nella mia vita coppie sposate che facevano di tutto per i loro figli, ma anche padri di famiglia che erano disponibili nell’aiutare i propri suoceri, fino al disinteresse delle ultime generazioni verso la famiglia estesa della propria compagna o sposa. Infatti, nei tempi moderni le relazioni sono divenute sempre più frammentate e veloci e non c’è tempo e spazio per un programma di vita che accolga la famiglia nella sua estensione. Purtroppo questo succede in particolare nei rapporti di convivenza, dove, quando ci sono problemi seri, c’è sempre tempo per svicolare e abbandonare la relazione. Uomini anche mediamente ricchi dimostrano interesse solo verso la propria amata ma non verso i suoi genitori. È un fattore che non è collegabile al femminismo, in quanto il femminismo moderno è sempre il riflesso della perduta, come direbbe un sociologo come Durkheim, “solidarietà meccanica” o spontanea, che era presente nelle società tradizionali e contadine dove la famiglia era estesa e si conviveva tra due famiglie con tutti i ruoli familiari presenti.

Oggi non è più così. E sia la destra che la sinistra sbagliano. La sinistra progressista sbaglia a pensare di risolvere tutto con rapporti usa e getta, coppie nate oggi e finite domani. La destra sbaglia a predicare solo il matrimonio, la fedeltà coniugale, l’essere contrari al divorzio fino alle coppie dello stesso sesso, ma non voler vedere che il problema sussiste nelle strutture materiali. La soluzione non può che essere un misto di progresso e allo stesso tempo conservazione. D’altronde la nostra società fatica a capire che la sua tragedia nasce dalla perdita di un “Mito narrativo” o di più Miti narrativi che avevano i popoli pagani, cristiani e hanno ancora i popoli poveri.

La società postmoderna attuale che si è confrontata con la modernità (l’industria, la scienza, l’illuminismo) e ha visto una caduta di questi elementi nel momento in cui essi non sono stati più un dato stabile nella storia sociale, ecco che la società postmoderna ha prodotto solo confusione e irrazionalismo, cercando da destra di allegare a questo caos valori tradizionali estirpati dal proprio ethos storico e organico (si vedano gli Stati Uniti dove un presidente repubblicano, Trump, è allo stesso tempo a fasi alterne un palazzinaro di stampo glamour e democratico, fino a diventare in altre sortite un predicatore evangelico pentecostale e rifarsi a valori morali tradizionali); questi valori morali tradizionali in una società disorganizzata divengono per prima cosa fonte di alterazione e caos perché scollegati dal loro ambiente primigenio.

La sinistra sbaglia perché pensa di risolvere tutto con una società dove i valori divengono educativi e dove non c’è più possibilità di criticare quei valori progressisti che per alcuni prendono sembianze di disvalori perché scollegati dal mito (anche il filosofo Cacciari ha parlato in una scorsa trasmissione dibattito tv di quanto la politica non scaldi più i cuori e divenga sterile statistica). Ecco che più che di valori è necessario ricostruire la società, partendo dal locale, da un liberalismo di sinistra e sociale che valorizzi l’individuo anche se sbaglia o ha sbagliato e si innesti nelle autonomie locali e regionali con un programma politico e sociale innovativo.

Nel mio piccolo ho dato vita ad un “teatrino” radiofonico di animali peluche dove c’è la presenza di una gorilla femmina (Tenerella) che si dimostra nel suo candore e spontaneità, segno che anche nei media bisogna rispolverare rapporti umani spontanei e legati alla terra in cui si vive.

D’altronde oggi si vive nei rapporti che spesso è difficile creare tra maschi e femmine e tra persone dello stesso sesso, che non devono essere discriminate ma inserite in una dinamica organica; si vive, come dicevo, si vive l’affermarsi del detto biblico: «Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno». Ma penso che questa “inimicizia”, già presente nella Bibbia per spiegare la differenza tra i sessi nonostante la loro unità in certi aspetti, spieghi, prima dell’arrivo della sociologia moderna, della biologia e dell’antropologia, che i rapporti sessuali e d’amore tra uomo e donna hanno anche una parte di sofferenza, che non è subito sanabile. Ecco che è sbagliato pensare di interferire in essi con ideologie progressiste o conservatrici, perché il rimedio è peggio del male.

Sicuramente è un bene che la donna negli ultimi decenni si sia emancipata, e purtroppo però si è emancipata in una società maschile dove predominava il maschio con tutte le sue cose positive (industrialismo) e negative. Creare una ideologia che contrapponga la donna all’uomo è solo l’ennesima vittoria per la società maschilista basata sul predominio e la guerra tra i sessi. Allo stesso tempo, creare una società dove l’uomo tenda a risottomettere la donna come in passato è anch’essa una nefandezza. Accettare invece le difficoltà, parlarne, creare società “antropo-locali” adeguate è la via migliore per adesso, per confrontarsi con il nuovo che arriva dalla scienza fino al superamento dell’uomo ovvero il transumano. Purtroppo non esistono tutte le risposte. Leggendo un libro di Dostoevskij, Il sogno di un uomo ridicolo, vediamo l’autore, un uomo che vorrebbe suicidarsi, perdersi in un sogno, sognare una società stile polinesiana, in un’isola sperduta, dove uomini e donne si accoppiano ancora liberi e senza malizia, e dove non esiste il matrimonio derivato dalla proprietà privata come accade da noi in Occidente…

EDOARDO BUSO