Oltre la corruzione: per un Nuovo Ordine Mondiale liberal-socialista

In questo articolo metterò insieme due argomenti. Il primo è costituito dal fatto che tra mesi scadrà il mandato di Giorgia Meloni e del suo governo di destra-centro, uno dei più longevi almeno per l’Italia post seconda repubblica, ma forse anche per la prima e seconda repubblica, quindi penso che serva un programma per le forze liberali, riformiste che si richiamano anche ad un socialismo che non si tramuti e scada nello statalismo. Di programmi ce ne sono già parecchi, e anzi i social network amplificano ogni piccola differenza che esiste tra un partito o un politico ed un altro, creando discussioni che si risolvono in fuochi fatui: ecco perché in questo articolo parlerò semmai di pochi punti programmatici che non costituiscono un programma dettagliato, in quanto a fare programmi dettagliati bastano e avanzano i cervelli dei politici e di coloro che li aiutano e costituiscono i loro staff, spesso programmi che non solo per pigrizia ma per le forze in campo ogni giorno, dalla globalizzazione alla concorrenza internazionale, alle guerre e alle crisi energetiche, vengono disattesi. Spesso in più i politici e le nazioni si interrogano e si mettono in testa di risolvere aspetti che non sono fondamentali per la sopravvivenza umana, ma bensì aspetti velleitari sui quali discutono forzosamente contrapponendosi e alla fine si dividono, su questioni che si possono dire “di lana caprina”.

Il secondo argomento che tratterò mi permette di introdurre il primo, quindi parto in modo anticonvenzionale dal secondo. Ieri stavo guardando un documentario su YouTube Pirati: una minaccia per il commercio globale , redatto da un docente di criminalità internazionale in Francia, che va in giro per il pianeta ad intervistare criminali come nel caso del documentario i cosiddetti pirati nigeriani e somali che fermano imbarcazioni nell’oceano o nel delta del Niger, le sequestrano e rapiscono i loro membri per chiedere riscatti milionari a Stati, aziende e istituzioni. Fin qui tutto bene. Quello che mi è saltata invece come pulce nell’orecchio che mi ha infastidito è venuto nel momento del filmato quando il docente, giornalista e intervistatore faceva vedere le autorità della nazione somala che chiudono un occhio sui rapporti economici che ci sono (tangenti) tra poveri pescatori somali e pirati. Ecco che il documentario parlava di rapporti di interscambio economico tra pirateria internazionale e pescatori o autorità militari o governative, mettendo tutto nello stesso calderone della corruzione. Il pensiero di questo documentarista è vecchio, ed è che se non ci fosse corruzione all’interno degli Stati poveri tutto filerebbe liscio. È vero che i governanti intascano soldi che dovrebbero andare per servizi fondamentali come la scuola e l’acqua, e fin qui siamo d’accordo. È vero che, come diceva nel documentario, parte della popolazione tace quando i pirati rapiscono delle persone che viaggiano in navi e le tengono segregate in villaggi, dove la gente del villaggio è complice del sequestro in cambio di soldi per vivere. Ma penso profondamente che il tema della corruzione o degli indici di corruzione sia la chiave per risolvere solo parzialmente il problema, che sta, come avviene in Nigeria, in compagnie petrolifere multimiliardarie o aziende che sfruttano i territori africani senza garantire una riduzione della disoccupazione e servizi maggiori per queste popolazioni. Le multinazionali spremono i giacimenti di queste nazioni facendo profitti multimiliardari ma senza distribuire verso il popolo o creare attività di compensazione e lavoro. La corruzione è solo una piccola parte di questo. Si pensi che la Libia del Colonnello Gheddafi era corrotta, sì, ma grazie alle politiche di nazionalizzazione e costruzione delle infrastrutture per tutta l’Africa, la Libia era, prima della guerra e dell’Isis, una delle nazioni più prominenti dell’Africa del nord. Affermare e scandalizzarsi, come accade nel documentario, perché le autorità non arrestano un povero pescatore perché ha intascato una tangente è proprio sbagliato. Per il motivo che il pescatore, una volta messo in galera e fattogli un processo il migliore possibile, costituisce un peso per lo Stato più che se sta fuori e si arrangia come può. Sempre tenendo conto che le galere siano luoghi di rieducazione e di civiltà dove almeno si consumi un pranzo al giorno. Purtroppo se non è così fuori dalle galere o prigioni, come le si voglia chiamare, possiamo pensare che dentro la prigione sia meglio? Per non parlare del fatto che se si detiene tanta gente in stato di illegalità e contro il rispetto dei diritti umani si scatenano, per fortuna, le rivendicazioni delle organizzazioni umanitarie che protestano… È ancora la corruzione il problema? È ancora il governo e la politica il male assoluto, o sono invece i sistemi di sfruttamento? La Nato e l’Unione Europea spendono milioni su milioni (300.000 milioni) all’anno per sorvegliare le rotte delle petroliere e fermare la criminalità organizzata. Perché non pensare ad un sistema differente? Innanzitutto mettendo da parte in tutto il mondo delle visioni parziali, distorte ed ideologiche. Dal capitalismo, che ha prodotto una globalizzazione squilibrata con vasti meriti ma altrettanto vasti demeriti, fino al socialismo di stampo nazionale o marxista comunista, quello che vediamo in quelle nazioni dove si espropriano le aziende multinazionali come in Venezuela e invece di creare ricchezza per il popolo lo si porta alla fame perché incapaci di gestire quelle risorse in chiave autonoma nazionale. Fino al fascismo e a tutti gli imperialismi. Come proponeva un pensatore liberale come Keynes è necessario un Nuovo ordine mondiale, da costruire non sulla base di interessi privati come ha cercato di farlo l’America del nord fino ad oggi, pur rendendo atto all’America (pre-Trumpiana) di aver colto la necessità di questo nuovo ordine di idee. Innanzitutto bisogna andare verso un mondo unificato dove i problemi non li si risolva più nelle singole nazioni ma in modo TRANS-NAZIONALE ed INTER-ISTITUZIONALE. Fatto sta che serve una nuova economia, dove si mixi liberalismo e socialismo, e dove le risorse nazionali degli Stati che le detengono siano a disposizione di tutta la Comunità mondiale e non appartenenti né a nazioni né ad aziende, ma divengano PROPRIETÀ COMUNE GLOBALE. Con la sola moralità non si cambia nulla (era la falsa pretesa della rivoluzione di Tangentopoli e dei moralisti giudiziari, in quanto la moralità appartiene più alla sfera spirituale o psicologica che a quella delle strutture materiali come diceva Marx). Con la proprietà COMUNE GLOBALE delle risorse, le risorse saranno estratte grazie ad ordinamenti del governo globale nel rispetto della democrazia globale basata sullo Stato democratico come unico tipo di sistema permesso, nel rispetto quindi dell’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge (che non è l’eguaglianza materiale reale del marxismo); e appaltati i lavori per estrarre queste risorse ad aziende private che dovranno trarre il giusto profitto e distribuire l’eccesso alla popolazione in modo progressivo dal più povero al più ricco. Un altro tassello di questa politica democratica globalista liberal-socialista dovrà essere l’azzeramento della fame nel mondo. La società non rigetterà il mercato libero, la libera scelta di ciò che un individuo sceglie di consumare o se sceglie un servizio pubblico o privato (medico, assicurativo, scolastico ecc.); ma il Cibo dovrà essere gestito in parte dallo Stato e dato GRATUITAMENTE ad ogni individuo che nasce fino al compimento della maggiore età, e poi dato gratuitamente anche agli individui maggiorenni che non trovano lavoro, studiano, sono di reddito basso, di famiglie numerose ecc. ecc. La motivazione base di questo punto programmatico è costituita dal fatto che “uomini e donne liberi dal bisogno del cibo e dal dare una parte del loro stipendio per comprare cibo, sono liberi dall’asservimento e possono pensare, lavorare, essere creativi, studiare, con maggiore forza e dinamicità”, infatti “persone più dinamiche inventano e trovano soluzioni maggiori ai problemi piccoli e grandi della vita e della società”. Terzo punto programmatico è costituito da ciò che ho letto in una biografia del 1988 sull’Ingegnere e Imprenditore Carlo De Benedetti che affermava che per lui si potrebbe procedere ad abbassare per sempre i tassi di interesse, favorendo così la spesa pubblica, gli investimenti, riducendo la propensione tirchia al risparmio, favorendo i consumi, i mutui, la speranza di vita ecc. Come liberal-socialista non posso che essere favorevole, purché non diventi tutto un adagiarsi sugli allori dello statalismo, e non si produca e innovi più. Ma la drasticità della crisi attuale chiede anche questo, e purtroppo mentre la Federal Reserve e il suo nuovo Presidente abbassano i tassi di interesse, Christine Lagarde alla Banca Centrale Europea li rialza dimostrandosi una matrigna cattiva (a differenza delle politiche espansive e con Cuore dell’ex presidente della BCE Mario Draghi) per i popoli europei che scontano più degli altri popoli occidentali la crisi sistemica in atto. Questi punti programmatici vengono per forza risolti solo in una cornice Europeista e Occidentale dove l’Occidente possa difendere la sua impostazione democratica, di mercato libero e porsi con nuovi propositi a correggere la rotta di un mondo devastato dalla sete di profitto e dalle nuove dittature eurasiatiche, autoritarie, sovraniste e dirigiste (Russia e Iran).

Riassumendo quindi:

PROPRIETÀ COMUNE GLOBALE DELLE RISORSE MINERARIE E PETROLIFERE DA GESTIRE DALLO STATO GLOBALE CIOÈ DALLE ISTITUZIONI CHE GOVERNANO NOMINATE DA TUTTI GLI STATI DEL MONDO, UNITI IN SENSO SOVRANAZIONALE (AL DI SOPRA DELLE NAZIONI)

CIBO GRATIS PER TUTTI

ABOLIZIONE DEI TASSI DI INTERESSE

UNITÀ EUROPEA COME PRIMO PASSO PER REALIZZARE GLI ALTRI PUNTI, DIFENDERE L’ORDINE DEMOCRATICO GLOBALE E PROPORRE UN NUOVO MODELLO LIBERAL-SOCIALE.

EDOARDO BUSO