
Negli ultimi anni pare cresciuto il ruolo degli evangelici nel governo americano di Trump. Il presidente è piuttosto taumaturgico e crea dei video in cui legge la Bibbia e scimmiotta un leader carismatico e religioso. Tuttavia va detto che, nonostante Trump la spari grossa simulando la reincarnazione di Cristo e sentendosi vicino ad un mandato divino, il ruolo delle sette e confessioni religiose è sempre stato forte negli Usa. Trump, in crisi di gradimento, sta esacerbando degli aspetti che non sono totalmente negativi. Si pensi storicamente alla consacrazione della repubblica nordamericana alla Madonna da parte del presidente Ronald Reagan negli anni ottanta, fino al ruolo forte dei teocon e neocon negli anni della presidenza dei due Bush, padre e figlio.
Il ruolo esacerbatamente taumaturgico di Trump nasce però in un contesto in cui i meccanismi religiosi sono saltati e cambiati rapidamente negli ultimi decenni gestiti da democratici come Biden o Obama, forieri della cancel culture e del wokismo. L’America vive una crisi morale data da una libertà sessuale avanzata e non più controllata, dal ruolo dell’utilizzo delle sostanze psicogene fino al Fentanil; insomma, oggi siamo lontani dalla religiosità pubblica di un Jimmy Carter o di un George Walker Bush perché ricalcare quelle situazioni psico-sociali oggi è molto più difficile in un mondo totalmente cambiato dai social, da internet, dalla comunicazione e dalla secolarizzazione che è subentrata dopo i governi Obama e Biden. Ecco che questo ritorno ad un confessionalismo forte, ma spezzettato da una comunicazione fugace e irruenta, può portare a fenomeni di rigetto totalmente imprevedibili. Trump gioca col fuoco.
Gli europei che osservano l’America di Trump vedono un nuovo ruolo del confessionalismo evangelico che serve per più fini alla amministrazione Trump. Il primo di questi è rendersi pari a Putin nel campo dei leader megalomani e conservatori. Putin gioca molto sulla religiosità ortodossa con una Chiesa ortodossa che in parte ha anche benedetto le sue guerre, come quella in Ucraina e in Cecenia, retaggio di decenni e decenni di sottomissione al potere temporale dello stato sovietico. In più Putin cerca di riadattare nello schema religioso conservatore anche dello stalinismo contrapposto al trotzkismo ebraico. Stalin e la grande guerra patriottica vengono riadattati al livello di simbolismo teologico di una grande Russia basata sul maschilismo omofobo e patriottico. Lo stesso non può dirsi dell’evangelismo americano, che è un movimento più fluido e variegato, dove spesso si confondono ruoli sessuali e contenuti, in quanto l’evangelismo di cui il pentecostalismo millenaristico è una parte consistente è un movimento che non ha un Papa che decide un culto fisso e univoco, ma un insieme di predicatori o meglio pastori che leggono il Vangelo e lo interpretano in modo differenziato da una comunità pastorale all’altra. In certi casi nel pentecostalismo possiamo trovare pastori che aborrono le donne pastore e in altri casi trovare proprio le donne che fanno da pastore evangelico in un’altra comunità o Chiesa. Le Chiese spesso sono autofinanziate anche se non manca un contributo dello stato, soprattutto quando lo stato è guidato dai repubblicani che sono più sensibili dei democratici alle tematiche religiose in quanto conservatori sui valori morali. Tuttavia queste comunità o Chiese sono spesso autonome e non dipendono, come nel culto tradizionale cattolico italiano, da un capo come il Papa e da un’istituzione come il Vaticano in grado di unificare le dottrine che sono letture diverse da caso a caso.
Alcuni dei più grandi pastori evangelici negli Usa sono stati Billy Graham, confessore di più presidenti anche democratici, ed è stato anche colui che ha aperto i rapporti che poi si sono intensificati in maniera positiva tra l’amministrazione Bush e la Nord Corea, andando anche a predicare proprio a Pyongyang dove c’è anche una statua in suo onore. Fino a Pat Robertson, titolare della televisione cristiana Cbn, ovvero Christian Broadcasting Network, che trasmette contenuti cristiani in tutto il mondo, anche cartoni per bambini sulla Bibbia. Pat Robertson insieme a Jerry Falwell nel 1992 contesero a Bush padre la nomination repubblicana e si candidarono in politica ricalcando temi come la lotta al nuovo ordine mondiale che si pensava come una unificazione tra i debiti pubblici della decaduta Urss di Gorbaciov e gli Usa. I teoconservatori come Pat Robertson, facenti parte della cosiddetta Moral Majority (maggioranza morale), sono sostenitori di Israele, perché pensano e producono film dove Israele è l’ultimo baluardo in difesa dal mondialismo, che è sia una corrente secolarizzante gestita dagli Illuminati sia un movimento anti-biblico e anti-ebraico che mira a far decadere l’appoggio degli Usa ad Israele. I teocon come Pat Robertson sono contrari alle guerre come quella in Iraq o in Afghanistan. Ci sono differenze sostanziali tra teocon e neocon che in Europa non vediamo e associamo bene, ma che vanno sottolineate. Innanzitutto i neocon e i teocon derivano da origini diverse: i neoconservatori sono quella parte della élite democratica progressista ebraica che negli anni ottanta, e forse anche prima, rigetta la “mollezza” della democrazia sociale e predica uno stato che deve espandere la sua egemonia nel mondo, quindi esportando la democrazia e i suoi valori. Tuttavia nel movimento neocon esistono laici favorevoli all’aborto e contrari alle scuole private e conservatori di stampo militare che mirano all’uomo forte o superuomo. Tuttavia i neocon sono favorevoli spesso ad uno stato interventista nel campo sociale (statalismo e grande governo) a differenza dei libertari che sono per meno tasse e meno governo. All’interno del movimento neocon esistono teorici del millenarismo religioso ebraico sostenitori di un Israele messianico al pari del protestantesimo evangelico millenarista. Questo dato si evidenzia nel campo dell’istruzione come tra poco vedremo.
Mentre i teocon, movimento sempre all’interno del partito repubblicano, sono più incentrati sui valori morali e religiosi piuttosto che sull’azione politico-militare. Anzi spesso hanno avversato azioni di guerra come quella in Iraq o in Afghanistan; insomma, sono spesso più pacifisti in linea con la dottrina evangelica.
Spesso in Europa questi movimenti di pensiero sono stati mal interpretati come fondamentalismi o sono stati copiati e scimmiottati con risultati deludenti, in quanto la dottrina cattolica ha già in sé le risposte (Dottrina sociale della Chiesa e Tomistica di San Tommaso d’Aquino) per rispondere alle problematiche sociali, politiche e per proiettarsi nell’aldilà, quindi nello spirituale.
Ideologi del neoconservatorismo, cioè della linea di pensiero dell’ebraismo repubblicano e di destra, sono stati personaggi come Michael Ledeen, Jeane Kirkpatrick e Leo Strauss.
Teorici invece del teoconservatorismo storici sono Pat Robertson e Jerry Falwell che non provenivano, e qui bisogna sottolinearlo, da esperienze politiche all’interno del parlamento americano, ma bensì provenivano da esperienze come pastori religiosi o proprietari di Chiese o mass media di cultura religiosa.
Nel libro di Maurizio Blondet Chi comanda in America, edizioni effedieffe, viene preso in causa il tema dell’istruzione, l’Education Day, un giorno molto importante per la setta Lubavitch, una setta ebraica che predica l’avvento del Messia e l’elevazione di Israele e degli ebrei di tutto il mondo trasformati in un’umanità superiore al di là del termine razziale, in grado di sottomettere tutti i goyim, cioè i non ebrei, rifacendosi lo studio di Blondet sulla lettura di testi scritti da rabbini e collegati in via definitiva a personaggi di spicco dell’amministrazione Bush Junior, che partiva come amministrazione protezionista e laica con anche indiani d’America o indios tra le rose di nomi potenziali per governare, per diventare dopo l’11 settembre l’amministrazione più coesa nel fare gli interessi di Israele e dell’élite industriale finanziaria ebraica d’America.
Una lettura che non sempre collima, perché se è vero che bisogna combattere ogni suprematismo, tuttavia bisogna distinguere la lettura religiosa o esoterica dalla lettura di un fenomeno in campo politico in una società democratica. Va bene mettere in allarme davanti a certe distorsioni, ma dobbiamo pensare innanzitutto, a mio modesto parere, che gli ebrei, per quanto élite di un certo spicco internazionale, tuttavia sono una minoranza che deve ancora nel 2026 difendere se stessa, e quindi sono scontate certe letture troppo accaldate di proiezione verso il futuro biblico ed escatologico. La stessa esaltazione che può scaturire anche in movimenti religiosi, come abbiamo visto, di stampo cristiano evangelico (da movimenti completamente non violenti come i Testimoni di Geova) fino al pentecolostasismo che stiamo vedendo oggigiorno strumentalizzato con una comunicazione social, scarna, compulsiva e travolgente da Trump. Riguardo la polemica di questi giorni sulle scuole private negli Usa pagate con soldi pubblici, cioè le Charter school, che sono presenti anche da prima dei furori trumpiani nella Florida dell’ex fratello di George Bush però cattolico e liberista, cioè Jeb Bush, ebbene bisogna dire che i neoconservatori ebraici sono stati sempre favorevoli all’istruzione di massa e al No Child Left Behind per una meritocrazia all’interno del sistema di insegnamento in modo che insegnanti capaci non lascino nessun bambino abbandonato. In più bisogna dire che negli Usa non esiste una scuola di massa come in Italia o Europa di derivazione napoleonica e prussiana. Tuttavia esiste la scuola pubblica; i democratici come Obama e Biden sono stati i più grandi sostenitori della scuola pubblica che va anche secondo me riattivata in modo decente perché è spesso priva di fondi e incapace di insegnare ai più poveri (pensiamo che negli Usa ci sono ceti poverissimi che non hanno ancora imparato a leggere nemmeno a 12-13 anni). Tuttavia le Charter school non sono il male assoluto anche se alcune di esse sono gestite da sette evangeliche, in quanto gli Usa sono una nazione multietnica e multiconfessionale dove anche, per esempio, gli ebrei imparano in college propri il Talmud; infatti, per sposare il genero di Trump, Jared Kushner, Ivanka Trump ha dovuto affrontare degli esami per divenire ebrea che non è riuscita a concludere positivamente.
Le Charter school inoltre sono all’avanguardia in Florida, soprattutto come scuole superiori dove si insegnano materie specifiche; esiste una Charter school, per esempio, basata sulla matematica lanciata da un informatico proveniente dall’India.
Se vogliamo vedere il male dobbiamo vederlo non nella molteplicità dei valori e delle credenze che costituiscono l’agire politico o le basi delle dottrine spirituali, ma bensì nel fatto che Trump strumentalizzi questi valori differenti in modo spezzettato e grossolano, senza una base di conoscenza dei movimenti al loro interno.
Seppur tutti i presidenti americani abbiano dovuto avere “i piedi in più vasche”, Trump li supera tutti, avendo creato un monopolio privato della democrazia, una classe di mega ricchi che critica le élite ricche, un ministro della salute ecologista radicale e anti-vaccinista che però sta insieme al governo senza contare nulla con un miliardario interessato alle terre rare e al litio anche in Groenlandia come Elon Musk, fino ad arrivare lo stesso Trump ad iniziare una guerra contro l’Iran che, per quanto giusta dal punto di vista democratico, è condotta al fianco di un Israele che diventa sempre più feroce e non rispetta i diritti umani e nemmeno le piazze al suo interno che manifestano contro Netanyahu, fino a cercare di racimolare il consenso, in una fase di forte crisi del consenso, da parte dell’America profonda religiosa, timorata di Dio e delle grandi praterie e degli stati del Midwest, che hanno avuto a cuore un pacifista come Carter e un guerrafondaio come Bush che però, dal punto di vista religioso, faceva trasparire più sinceramente la sua religiosità anche di fronte ad un evento catastrofico per le coscienze e per la Fede come l’11 settembre. Questa America che ha vissuto anche un fenomeno esageratamente contrapposto come la Cancel culture, o il Wokismo delle ere Obama e Biden, adesso fa fatica a riprendere il giro del conservatorismo in era trumpiana predicato da un ex palazzinaro abituato al glamour newyorkese che di America profonda non ha proprio lo stile, che invece poteva avere un Carter proveniente da un’azienda agricola di arachidi o un duro texano come Bush.
EDOARDO BUSO