Un romanzo come punto di partenza

Ho appena finito di vedere un film tratto da un romanzo che ho lasciato a metà anni indietro, cioè Non si giunge alle stelle di Howard Spring. Romanzo e storia che, come quelli del medico Archibald J. Cronin, ti descrivono un affresco composito di umanità e ideologie in sommovimento per l’epoca storica a cui si riferiscono. Il romanzo di Spring fa vedere i ricchi e aristocratici inglesi, la Chiesa Anglicana e i sommovimenti degli operai che si uniscono nei primi circoli di lotta operaia e del Partito Laburista.

Il socialismo inglese e il laburismo

Sappiamo che il socialismo ha fatto tappa anche in Inghilterra, ma trasformandosi in laburismo, una versione più soft di quello italiano, tedesco ma soprattutto differente da quello russo o francese. Il laburismo mira ad ottenere risultati concreti per la classe operaia e proletaria, ancora prima che risultati che si ottengono non con rivoluzioni violente ma gradualmente. Qualche tafferuglio c’è stato anche in Inghilterra, ma anche i labour sono rimasti fedeli all’architettura sovrana e alla corona nonostante le spinte centrifughe del socialismo massimalista e del marxismo tramite i partiti comunisti internazionali.

Il populismo e la politica italiana

Pensando a quanta violenza hanno seminato ideologie come il comunismo, il fascismo e soprattutto il nazionalsocialismo di Hitler o nazismo, mi rincuora che la rappresentante del Partito Democratico italiano Elly Schlein parli al telefono con la presidente del Consiglio e rappresentante del principale partito della maggioranza, Giorgia Meloni.

Ma mi rendo conto purtroppo di un altro fattore in gioco, che da osservatore disincantato mi salta all’occhio, ovvero quanto siamo prigionieri, rispetto al primo decennio degli anni Duemila, del populismo. A volte si tende a dire che il populismo sia solo il risultato di una politica polarizzata, effetto dei leader degli ultimi anni. Questo è vero però solo per la destra che in Italia si è trasformata da centrodestra popolare e liberale a destra nazional-liberale e di stampo sovranista, anche se il sovranismo italiano è più flessibile del sovranismo, che so, dell’ungherese Viktor Orban.

Ma non si può secondo me dire che il populismo si sia espanso nel centrosinistra solo grazie alla segreteria di Elly Schlein. Elly Schlein sta cercando di parlare in modo più concreto ad una popolazione che si è impoverita sempre più negli ultimi anni, ed è normale che faccia una politica rivendicativa e più accesa. Poi si vedrà se con un governo di centrosinistra e sinistra le condizioni per le masse miglioreranno.

Le promesse mancate della politica

Purtroppo il fatto non sta nemmeno in questo discorso. Il problema è che entrambe le coalizioni negli ultimi anni hanno fatto promesse che poi non si sono tradotte tecnicamente in risultati reali. Insomma non è tutta colpa della Schlein che usa toni più eccitati, è che prima di lei il centrosinistra non riusciva a promettere nessun risultato perché preda di quella pedagogia della crescita e del diventare adulti che ci hanno raccontato fin da piccoli: ovvero, dovete diventare adulti e praticare coerentemente una ideologia e voi migliorare il mondo.

Purtroppo di fronte a molte barriere sociali gli individui adulti, anche se con immensa voglia di fare qualcosa per altri esseri umani, non ci sono riusciti. Siamo passati dall’epoca delle finte promesse e dei bamboccioni, come chiamava i giovani il grande economista Padoa Schioppa, fino all’epoca del reflusso e della perdita della speranza, che è passata in mezzo per il centrosinistra all’epoca di promesse come la dote ai diciottenni di Enrico Letta che sono solo palliativi e non avvantaggiano, come è il desiderio e la speranza del popolo di sinistra, tutte le masse ma solo una minoranza eletta.

Allora non meravigliamoci della rabbia attuale e del populismo del 2026.

Politica e religione: un confine confuso

Purtroppo è come se a sinistra e adesso anche a destra si sia considerata la politica sempre più una religione, e la religione sempre più una politica, cosa che non va fatta mai.

Innanzitutto il cattocomunismo adulto ha permeato la politica di centrosinistra e ha ridotto lo spazio d’azione dei laici ma anche dei cattolici che si riconoscono in una sinistra riformista e pragmatica. Purtroppo questo cattocomunismo, al pari del populismo attuale, non riuscendo a produrre risultati tangibili ha pensato di più a “fidelizzare” le comunità politiche elettorali (persone, paesi, istituzioni, Chiese ecc.) piuttosto che muovere le masse verso moti rivoluzionari come faceva il Partito Comunista filo-sovietico di un tempo, cresciuto alla violenza del Marx-Lenin pensiero, o piuttosto di fare come i labour e raggiungere dei risultati graduali ma tangibili.

Certo adesso la sinistra è in crisi in tutto il mondo e anche quella inglese o tedesca, ed è anche vero che anche il vecchio comunismo filo-sovietico puntava molto alla fidelizzazione ideologica culturale ed educativa prima che dei risultati pragmatici. Ma almeno un po’ di risultati c’erano seppur vi era meno democrazia e pluralismo di adesso, come anche nelle nazioni socialdemocratiche come la Svezia i risultati sono stati in un arco di tempo più tangibili e il pluralismo maggiore che in Italia.

Il concetto di povertà nella società contemporanea

Oggi come oggi bisogna slegare la sinistra da questo equivoco, cioè la fidelizzazione ideologica educativa e culturale. Il residuo dell’identità a sinistra è un coacervo di pensiero che mira ad educare le persone più che a dar loro risultati concreti, un po’ come può essere percepita una religione che mira non al benessere materiale ma alla fede in una dottrina.

Ecco l’inghippo.

Poniamo un esempio: è vero che il cristiano come il socialista e il comunista dovrebbero amare i poveri e dovrebbe essere un dato di fatto. Ma l’amore per i poveri del cristiano è finalizzato metà a creare un regno di pace e amore in questa Terra ma anche al raggiungimento di un paradiso proiettato in senso extraterreno.

Tuttavia uno Stato laico non può chiedere al ricco di amare i poveri, poiché è laico e non religioso, perché c’è una separazione tra religione e azione dello Stato.

Come allo stesso tempo il governo non può chiedere nemmeno ad un povero di amare i “poveri” come entità numerica o massa ma nemmeno di amare un singolo povero.

Lo stesso concetto di “poveri”, che ha sostituito l’aggettivo di classe in lotta, è purtroppo fuorviante, perché nella società del 2026 dove c’è stato un periodo di globalizzazione delle comunicazioni, dei costumi e delle idee ma anche del mercato globale e delle politiche di sviluppo e sociali, ormai il singolo povero non si identifica più né nella classe proletaria né nell’aggettivazione “povero”.

Perché esistono poveri che sono ricchi di cultura, e poveri poveri di cultura, poveri che amano profumarsi e poveri a cui non piace lavarsi, poveri grassi e poveri magri, poveri che sono diventati poveri e poveri che sono nati poveri.

Ecco che nella società globale racchiudere i poveri in una categoria materiale o economica è possibile ancora, ma non in una categoria culturale ed educativa o pedagogica, come accadeva nelle vecchie società classiste dei nostri nonni.

Il ruolo dello Stato

È in questo senso che non si può chiedere ad un povero di amare un altro povero, se non trasformando una ideologia politica in religione e creando un connubio tra queste due sfere separate, ideologia e religione, e questo è il caso del cattocomunismo, che moralmente magari è una buona cosa.

Ma quello che voglio far notare con questo scritto è che questa sorta di ideologia sposta in avanti in un tempo futuro e non definito degli avanzamenti pragmatici e materiali o economici per le classi povere e disagiate, in quanto più ci si concentra sul lato educativo o morale più si trascurano i meccanismi per ridurre concretamente i divari sociali.

Ecco che della riduzione di forza elettorale del centrosinistra e della sinistra non è solo colpa della nuova segreteria Schlein ma bensì di distorsioni ideologiche in atto da tempo e che non sono mai state riviste, per creare piattaforme culturali che portino alla vittoria.

Compito di garantire il benessere delle persone e di un popolo è del governo, oltre che del volontariato che è una attività nobilissima ma non estendibile obbligatoriamente per legge.

Ecco che in questo compito del governo rientrano l’attività economica di distribuzione e creazione della ricchezza e distribuzione sociale verso i più disagiati in maniera sempre maggiore quanto maggiori sono le entrate dello Stato o comunità nazionale o continentale (Europa unita); non di certo compito del governo è predicare la povertà o altri valori.

Globalizzazione e nuove destre

Purtroppo questa fase attuale della globalizzazione con guerre e distruzione sociale ha fatto notare come la classe politica sia indifesa di fronte a grossi sconvolgimenti globali perché gli mancano strumenti di azione che vanno contrattati a livello extranazionale e adesso anche extraeuropeo (America di Trump, Russia, Cina): è in questa purtroppo oscura fase di una globalizzazione non più unitaria ma basata su sfere di influenza che la politica nazionale si chiude nelle prediche più che riuscire ad agire concretamente.

Purtroppo si fanno strada ideologie sempre più estremistiche e mentre la sinistra predicava una sorta di paradiso catto-comunista educativo e intellettuale o culturale, la destra e le estreme destre riuscivano a far leva sulla rabbia degli estromessi dal sistema capital-globale.

Ma anche le destre non liberali e le estreme destre hanno una impostazione ideo-religiosa della politica, basate su valori che possono essere distorti quanto quelli che propone la sinistra.

Perché un valore in una comunità animale rimane un valore, ma può essere distorto se la politica non risponde anche agli “istinti” o richieste materiali che vengono dal gruppo umano-animale sociale.

Ecco che con la destra torna una visione gerarchica, sessuofobica e guerresca dell’agire umano che l’élite nazionale al potere impone insieme ad una religione fondamentalista al popolo, ed è la stessa destra che si chiude sempre più a riccio per tutelare chi la vota (corporazioni o gruppi di interesse) rispetto alle élite globali.

Cioè l’élite nazionale chiude alle élite e corporazioni globali, predicando un nazionalismo da esaltazione mentale e fumisteria ideologica (nei casi più gravi vedi Hitler e la Germania nazista).

Il significato del 25 aprile

Insomma mi pare una buona riflessione da fare in un momento che dovrebbe unire come il 25 aprile, perché questa festa rimanga quella della libertà e delle libertà che dobbiamo conquistare ogni giorno e non di fumisterie ideologiche contro altre fumisterie ideologiche, come può essere anche vedere dappertutto il pericolo fascista da parte dell’antifascismo o vedere nel nuovo corso del centrosinistra un neocomunismo da parte delle destre populiste.

Il cattolicesimo e la dimensione spirituale

E poi per dirla tutta, bisogna anche recuperare la bellezza del Cattolicesimo ma come dottrina tesa all’aldilà più che alla gestione dell’aldilà.

Certamente la Chiesa fa molte opere sociali, ma negli ultimi decenni si è persa una buona riflessione su questioni teologiche per tuffarsi nelle Chiese nell’attivismo sociale, questioni teologiche che se affrontate illuminano la mente anche delle persone atee che cercano anch’esse uno stimolo verso l’Eterno.

Ecco che vengono meno anche in questo campo le riduzioni e gli stereotipi, poiché molti grandi Santi della storia ecclesiastica non si sarebbero mai immaginati di divenire Santi e non facevano una vita santificata secondo la dottrina cattolica prima di iniziare una vita di preghiera e santità dopo aver ricevuto l’illuminazione o aver avuto delle visioni che forse cambieranno anche il nostro mondo, come è il caso della vicenda storica di Fatima.

EDOARDO BUSO