

Leggendo la storia del frate Gerolamo Savonarola si rimane colpiti dal clima apocalittico che è anche quello dei nostri tempi, dove c’è una forte critica al potere. Nonostante questo però ai tempi del frate oscuro Savonarola la critica coinvolgeva anche i costumi e la morale, soprattutto una parte dei costumi e della morale che oggigiorno viene bypassata come elemento di secondo livello, quale i peccati capitali (gola, lussuria, avarizia) e soprattutto i vizi sessuali. Il frate Savonarola era convinto secondo la sua dottrina che i vizi procedessero di pari passo con l’oppressione politica e delle classi ricche sui poveri. I poveri erano visti in modo diverso dai millenaristi o critici del potere attuale, in quanto venivano visti come persone da ammansire poiché se da un lato è vero il detto che chi è ricco non passa da una cruna dell’ago, dall’altro anche i poveri nella società medievale e tradizionale sacrale erano invitati a fare un percorso di lotta interiore per scacciare il peccato. Era una visione del mondo che poneva il “comunismo divino” in un tempo escatologico post terreno, a differenza della critica della modernità al potere, sia temporale della Chiesa sia dei governi temporali e mondani, e che vorrebbe un’eguaglianza già su questa terra. È stato il caso dei vari movimenti e partiti socialisti e comunisti.
Sebbene il socialismo poi nel procedere verso la modernità, cioè quel periodo cronologico che va dalla rivoluzione francese in poi cioè dall’anno 1789, ebbene i socialisti hanno passato fasi tra massimaliste e riformiste. Il riformismo è quell’atteggiamento che si predispone a governare nelle istituzioni borghesi facendo delle riforme graduali che elevino i poveri. Naturalmente il gradualismo implica tempo che il rivoluzionario non vuole accettare, e fiducia nelle istituzioni dove spesso non siedono degli operai o dei contadini e nemmeno oggi nel tempo dell’intelligenza artificiale siedono persone comuni, ma bensì avvocati, notai, ex banchieri, ex magistrati ovvero la cosiddetta classe colta. E di questi tempi parlo di quelli attuali, una sempre più forte critica alla classe dirigente un po’ in tutti i paesi del mondo. Questa critica è stata portata avanti in modo trasversale sia da partiti populisti di destra che marxisti, neo marxisti o postmarxisti di sinistra. È una critica giusta, purché non sia velleitaria, perché è vero che dentro il parlamento ci sono anche le mele marce. Ma purtroppo dentro l’antipolitica che si trasforma presto in anti-elitarismo ed (anti-banche, anti-medici, antimodernità, antielite, anti industriali, antiricchi, no vax ecc. ecc.) c’è purtroppo una connotazione di stampo estremista che ha poco a che fare con la democrazia perché mette a rischio il pluralismo politico e ideologico.
Questa critica verso le élite politiche e della ricchezza che si trasforma da argomento giusto e nobile sul quale spendersi in un’ottica graduale, in un’avversione al sistema liberale e alla società aperta, fagocita molte persone che non hanno visto essi stessi dei miglioramenti anche graduali della propria condizione esistenziale. Queste persone hanno ricevuto delle pari opportunità, ma queste pari opportunità in molti sistemi nazionali come quello italiano non erano spendibili allo stesso modo di altri sistemi nazionali, per questo c’è bisogno di un sistema unificato europeo si pensi sul sistema lavorativo e scolastico. Le pari opportunità sono state il mito di un gradualismo che è destinato a scomparire, perché c’è realmente bisogno di andare all’origine delle diseguaglianze tramite la riduzione dell’ereditarietà sociale di queste diseguaglianze. Tema che è fortemente sentito nelle democrazie del nord Europa come quella svedese, e meno in democrazie ancorate al tradizionalismo anche clericale come quelle del sud Europa.
Certamente a ricreare un clima di critica feroce nelle istituzioni politiche e verso l’establishment in tutto l’occidente anche negli Stati Uniti è stata la globalizzazione, che da processo positivo si è trasformato in un processo troppo veloce ed eversivo non solo dei valori e dei costumi, ma della tenuta di una società basata su comunità stabili. Ecco che ci sono persone a destra (Salvini, Vannacci) e a sinistra che vorrebbero una società più stabile ispirandosi alla Russia e alla Cina cioè ai paesi emergenti i BRICS che hanno forme pesanti di stato e allo stesso tempo più controllo sociale e meno pluralismo. Questo minor pluralismo si trasforma in minore conflittualità tra ideologie sociali e gruppi partitico politici. Fino ad arrivare a un elemento (questo ormai sconfessato anche in Cina e Russia) che i populisti vorrebbero riproporre come un controllo forte dello stato sull’economia di libero mercato. Lo stesso populismo ha preso piede negli USA già nel 2016 con il primo Trump, che faceva una critica feroce al settore bancario e finanziario. Se guardiamo bene anche dopo la crisi del 1929 l’antifinanziarismo prese connotati feroci contro gruppi minoritari come gli ebrei nella Germania di Weimar dove si faceva strada il nazionalsocialismo hitleriano. Mentre nella Russia stalinista l’odio sociale si sviluppò soprattutto verso le classi medie e tecniche (Solženicyn e Pasternak nei loro libri spiegano questo clima di inquisizione) e poi lo stesso odio anti-intellettuale che si trasformò nella Cina a maggioranza contadina con Mao Zedong in anti-intellettualismo e persecuzione dei professori durante la rivoluzione culturale.
In questo clima segnato da guerre ibride, dove i maggiori paesi democratici vedono uno spostamento verso la destra guerrafondaia (si vedano Trump e Netanyahu), c’è il rischio di un ritorno verso ideologie estremistiche che superino lo stesso populismo e lo travalichino dopo che questi estremismi si erano un po’ attenuati durante gli anni novanta e i primi duemila quando la globalizzazione aveva un aspetto prettamente consumistico e tendeva ad un ordine mondiale egemone dominato dal libero mercato. Ecco che il grafico che propongo, creato da me, non è da vedere come “condanna eterna” ad un eterno non cambiamento, ma bensì far capire sociologicamente quanto è difficile rivoluzionare il mondo e quanto è difficile porsi al posto delle élite e soprattutto dove si è riusciti a fare fuori le élite democratiche borghesi e liberali non è andata proprio tutto rose e fiori, perché un nuovo establishment ha preso il potere (nel grafico secondo) e governa in sintonia con polizia ed esercito mentre il popolo non ha più la garanzia di un establishment di intersezione o medio dato dalle classi borghesi medie ma è dominato da un potere nazionale in conflitto con quello mondiale negli esempi più estremi (Iran e Nord Corea), ma domina su un popolo tutto uguale e povero che non ha prospettive ed opportunità.
Certo vanno aggiunte due cose. La rivoluzione populista delle destre estreme attuali come quella trumpiana meriterebbe un grafico a parte, perché un’élite di milionari negli USA tra cui Trump, il suo genero Jared Kushner ecc. ecc. si sono posti al di sopra facendosi eleggere democraticamente delle élite nazionali o establishment o deep state tradizionale (quello che c’è stato da Roosevelt passando per Kennedy, Nixon, Reagan fino a Bush, Obama e Biden…) e dominando una classe media inferocita con elementi elitaristici e a volte non propriamente populistici, sfruttando anche il tecno-nazionalismo di Elon Musk. Se dovessimo fare un grafico per Trump vedremmo un doppio establishment, un establishment governativo americano contro un establishment governativo americano che resiste ancora e si dice mondialista, perché non tutto l’establishment e le grandi aziende americane danno ragione o fanno il gioco di Trump, sarebbe riduttivista dire questo. Il problema è che se il governo e l’establishment nazionale italiano è lontano 10 volte dalla sua popolazione, quello americano è lontano 50 volte. In molti paesotti rurali si vota repubblicano ma si è lontani dai teoremi delle guerre progettate o dagli interessi militari del Pentagono. Ma allo stesso tempo non è detto che il Pentagono sia il male o sia stato il male nella storia poiché è il cosiddetto “deep state” rispetto alle guerre sconsiderate di Trump che ha bruciato 20 generali del Pentagono perché non stavano alle sue ipomanie. E non è vero che solo nelle democrazie l’establishment poiché versato verso politiche mondialiste e globalizzatorie sia lontano dal popolo. Nella stessa Cina o in Russia del problema del governo è fortemente ridotta la percezione e non ci sono dibattiti estenuanti su tutto e contrapposizioni come può succedere negli USA o in Europa. Perlopiù il cittadino cinese a cui è garantito però un tasso di efficienza tecnologica maggiore di quello di stati sud europei, però non partecipa attivamente alla res pubblica o cosa pubblica.
La soluzione non può essere ancora che quella del gradualismo, di maggiori diritti umani e civili, e di un socialismo riformista ancorato ad una società liberale e democratica plurale dove continuino ad esistere classi differenti. Tuttavia è necessario anche buttarsi alle spalle una certa critica feroce verso la politica, e gli establishment, che spesso è naturale più si invecchia e non si hanno prospettive o più si vede che si è arrivati ad un certo livello e il mondo retrocede invece che procedere. Purtroppo negli ultimi decenni abbiamo avuto eventi scioccanti dall’11 settembre del 2001, alla crisi dei subprime nel 2008, al Covid, fino alle guerre attuali, e un certo pessimismo è anche comprensibile. Però bisogna capire e far capire che tutto sommato un establishment democratico rende tutto più sicuro in mezzo a mille problematiche (di cui lo stesso establishment a volte non cerca soluzioni); ma è meglio la democrazia di un appiattimento egualitario o di altro tipo.
EDOARDO BUSO