Tra rabbia sociale, crisi politica e futuro dell’Italia

Ho letto e visto per televisione le varie vicissitudini che hanno segnato questa celebrazione del 25 aprile e vedo soprattutto un Paese che non riesce più ad essere il Belpaese spensierato di un tempo, il tempo dei miei dodici o tredici anni.

C’è troppa polarizzazione, ma questa polarizzazione, mi azzardo a fare un’analisi, non è solo prodotto di idealismo sui destini dell’umanità, in parte è certamente questo. Ci sono guerre e catastrofi in tutto il mondo e, anche se le statistiche dicono che il lavoro e l’occupazione sono incrementate con il governo Meloni, secondo la Ragioneria dello Stato e la Banca d’Italia, però ci sono ancora molti problemi insoluti.

Il lavoro è tornato a crescere ma solo per chi sa farlo, mentre esistono miriadi di persone senza formazione lavorativa e per le quali è troppo tardi per imparare un lavoro; e poi c’è sempre il tema del lavoro povero e poco pagato.

A livello finanziario l’Italia ha una buona performance perché è da tempo che non si parla di spread come accadeva dal 2008 in poi, i titoli di Stato sono solidi e i risparmiatori hanno una buona performance da questo governo. Anche l’Unione Europea in parte ha lodato una sostanziale riduzione del debito pubblico italiano grazie al governo Meloni.

Anche se oggi, negli ultimi giorni, arriverà la pagella di Bruxelles, la guerra in Iran che colpisce le catene del valore internazionali della produzione e aumenta il gas e il petrolio porta ad un incremento del debito italiano e nessun governo può fare nulla. Tanto che anche Emmanuel Macron sposa la linea del governo italiano di allentare le maglie del patto di stabilità. Si dovrebbe andare verso una spesa più flessibile e un debito comune, e il governo pare intenzionato anche a discutere in sede europea di questo.

L’economista Carlo Cottarelli ha affermato che è vero che il tema debito poteva essere finalmente messo da parte, senza sforamenti al patto di stabilità, ma c’è una parte percentuale di sforamento che non è colpa di Meloni e company ma bensì del bonus edilizio del governo Conte due e dei governi precedenti.

Allo stesso tempo penso che il bonus edilizio, se da un lato doveva essere formulato in maniera differente perché ha avvantaggiato soprattutto le classi sociali più ricche con le seconde e terze case, tuttavia esso serviva. Serve un’opera nazionale di ristrutturazione edilizia e delle città, di cui ho parlato già in tempi non sospetti, nei quali non c’era ancora il governo Conte.

Ma le percentuali sono argomenti che sfuggono alle dinamiche della rabbia sociale, che nasce sempre dall’impoverimento. E tornando alle diverse manifestazioni che si sono viste a Roma con bandiere diverse che non hanno trovato un accordo e una concordia, penso che la violenza di non lasciare manifestare liberamente ad altri il proprio pensiero nasca anche dalla rabbia di sentire la propria insignificanza e nel buttarsi a capofitto in identità politiche forti e massimaliste in cerca dello scontro sociale.

È così che non si manifesta solo per il 25 aprile, e non si manifesta solo per le guerre nel mondo, ma anche per la propria misera condizione esistenziale. E lo scontro e le divisioni sono il prodotto di persone che si sentono perseguitate e divengono sempre più paranoidi.

E certo di questo ha colpa anche una situazione governativa e politica che sta dimenticando le fasce impoverite e il Meridione italiano. Dall’altro lato gli economisti fanno notare come il governo abbia sì creato buone performance per risparmiatori e investitori in Italia, ma il tema dell’industria e della produttività sia ancora al palo, perché la crescita è ancora sottostimata.

Certamente il centrosinistra per essere attrattivo deve trovare, a mio parere, una soluzione di mediazione tra la piazza e le ragioni delle élite globali. Massimo D’Alema, Dario Franceschini e Romano Prodi hanno criticato giustamente un centrosinistra che è troppo vicino a temi antagonistici.

Tuttavia non si può pensare di tornare negli anni Novanta perché il mondo è cambiato, oggi il “mercato globale” pare quasi non esistere in una fase di deglobalizzazione e imperialismi. Certamente il centrosinistra ha sbagliato nel tempo. Dapprima nel 1992 nel non credere in un’unità socialista tra partito comunista e partito socialista di Bettino Craxi, poi nel 1998 dando troppo ascolto alle élite europee di Maastricht e alla globalizzazione finanziaristica.

E adesso è il tempo di un massimalismo che può essere un volano di rigetto verso il campo largo da parte delle forze riformiste. Tuttavia è davvero nell’élite, quella bancaria e finanziaria (come lo è stato Mario Draghi), che bisogna trovare un insider che faccia l’outsider.

Io avevo proposto il nome del presidente della Banca d’Italia Fabio Panetta, che faccia il lavoro di un governo tecnico, attento ai temi internazionali, tenendo l’Italia ancorata all’Europa e in grado di mediare tra grandi potenze in guerra, nel tema russo-ucraino e israelo-statunitense-iraniano e soprattutto che rilanci la crescita.

È necessario recuperare l’area riformista del centro con socialisti, Più Europa, Calenda ecc. e anche parte della Lega Nord più moderata e Silvio Berlusconi. Parlo soprattutto dei temi delle aziende cari ai liberali, ma anche a quelli del federalismo.

Va concepito un federalismo di stampo nuovo, che potrebbe essere spiegato con un esempio. Se in una famiglia ci sono quattro persone, la madre è casalinga e di tre fratelli o sorelle solo uno è abile e gli altri hanno dei deficit, va massimizzato il lavoro del fratello o sorella abile. Se il Nord è il faro industriale della nazione, bisogna massimizzarlo e lo si fa non trattandolo da Sud.

Però, fatta questa massimizzazione, cioè rendendolo sempre più performante, la ricchezza che a lui arriva va redistribuita in modo sempre maggiore verso tutta la famiglia, anche verso la madre casalinga e i fratelli o sorelle inabili che in questo caso sono il Sud.

Ecco che i governi avevano una grande occasione, forse non spesa però benissimo, quella del PNRR, per investire su opportunità e lavoro.

Certamente facendo il nome di Panetta come ho fatto nei miei scorsi articoli, potrei anche fare un salto nel buio. Non sappiamo ancora se nelle élite e quanto nelle élite ci sia coscienza del malessere di chi sta sotto.

Aspettiamo che qualcosa si muova, e sappiamo che se fosse una persona imprenditoriale, di successo e capace sarebbe un buon investimento per l’Italia tutta, a patto che nella sua azione di governo abbia a cuore anche le persone che hanno più bisogno.

EDOARDO BUSO