CARO BONACCINI SIAMO TUTTI A RISCHIO OBSOLESCENZA

Questo articolo non volevo scriverlo, ma ho deciso per un atto eroico di scrivere anch’esso perché dopo le frasi dell’ex presidente della regione Emilia-Romagna e leader del partito democratico sono state dette troppe cazzate. Adesso tra giornali e attivisti pare che tutte le votazioni sia in Italia che in Germania siano da leggere sotto l’ottica del titolo di studio. Bisogna innanzitutto dire due cose: il titolo di studio a livello tecnologico e di un’analisi marxista o capitalista ma sempre industriale, non vale niente se non è foriero di competenze che nella società occidentale sono soprattutto informatiche e produttive almeno per le grandi masse. Per le altre professioni valgono i titoli più alti come le lauree per diventare medico, insegnante ecc. Oggi come oggi in Italia molti diplomati non trovano lavoro nel settore produttivo, perché non esiste un settore produttivo effettivo. Il settore produttivo si è volatilizzato all’estero nei grandi continenti come Cina e India dopo il decennio delle delocalizzazioni degli anni novanta e duemila. Ma anche molti laureati in argomenti storici, filosofici, pedagogici ecc. non trovano lavoro perché il numero di laureati causa l’aver levato il numero chiuso si è implementato ma mancando il carburante dell’industria produttiva, i posti per questi laureati in materie più “elitarie” che non costituiscono un bisogno primario di manodopera, ebbene anche per questi laureati i posti sono pochi ed è difficile accedervi. Infatti un po’ di tempo fa nei primi anni duemila si parlava molto nei talk show e nei giornali dei laureati che fanno gli addetti alle pulizie o gli operatori ecologici purtroppo.

In più c’è un fattore che accomuna sia laureati in materie non Stem, cioè Non ingegneristiche o scientifiche o matematiche o mediche, sia i diplomati o coloro che hanno la terza media e cercano un lavoro nel settore della produzione o manifatturiero, ed il fattore che unisce queste due categorie nel deprivarle di lavoro, è proprio l’automazione industriale e la robotica che avrà il suo sviluppo ulteriore nei prossimi anni con l’intelligenza artificiale.

L’automazione è iniziata già nel finire degli anni cinquanta, con il trattore che ha portato via lavoro agricolo e bracciantile, e la concentrazione dei braccianti nelle grandi città e periferie, fino alla prima automazione degli anni ottanta con la nascita dell’informatica moderna, della cibernetica e della robotica, scienze applicative che hanno contribuito al cedimento del blocco sovietico basato soprattutto sull’industria pesante e una agricoltura collettivizzata. Ebbene la robotica e l’informatica che adesso tratta temi come l’intelligenza artificiale porterà via sempre più lavoro umano. Lo abbiamo visto negli anni novanta nelle piccole cose. I distributori di benzina o il casello autostradale che sono stati automatizzati, a quei tempi per fare quei lavori non servivano grandi lauree e non servirebbero nemmeno oggi. Guardando un documentario della Rai cioè Overland su un viaggio in Cina e India nei primi anni duemila, si denota che la vita della popolazione indiana è soprattutto all’aperto, nelle strade, dove si vendono tutte le mercanzie, oggetti prodotti artigianali, bigiotteria di basso livello e via dicendo, per la strada si vedono anche dei giovani tessitori di lana, i movimenti per tessere a mano sono ripetitivi e basta una vista acuta e riflessi pronti per fare questo lavoro, basta essere giovani e vedere bene. Non sono lavori difficili che richiedono passaggi complessi, ma sono ripetitivi e monotoni. Come anche il lavoro sempre in India del lavaggio e bruciatura dei tappeti con il fuoco, fino alle strade incatramate in Cina, che nei primi anni duemila richiedevano manodopera in Cina che doveva vivere nelle grandi pianure vicino ai deserti, in tende come quelle mongole, denominate yurte, e lavorare 12 ore al giorno a contatto con calore e catrame. A quel tempo il più grande polo manifatturiero mondiale cioè la Cina e l’India erano ancora in fase di lancio, adesso la Cina e l’India sono i paesi (che tuttora comprendono una grande massa manifatturiera e operaia) ma specializzati e all’avanguardia nel settore dei microchip e delle micro e nanotecnologie. Si parla di triangolazione e catene del valore delle multinazionali che sono saltate in certi casi dopo la crisi del covid, delle guerre spezzettate nel mondo tra Occidente e Oriente e della crisi petrolifera ed energetica.

La Germania negli scorsi decenni era una delle prime nazioni manifatturiere d’Europa insieme all’Italia, ma basata sui grandi Konzern cioè su grandi sistemi industriali con una forte sindacalizzazione. Ecco che in Germania dobbiamo vedere i titoli di studio in modo diverso che nel nostro paese. Lì la scuola è fortemente collegata alla produzione. Se si proseguono gli studi si va al Gymnasium o all’Università, altrimenti se si ha scarso rendimento si viene fermati prima durante la scuola dell’obbligo, e i voti della scuola dell’obbligo valgono per l’accesso ai gradi più alti di istruzione. Se si viene fermati si può optare per una formazione tecnica e quindi lavorare in una industria. Ma anche questo modello sarà da rivedere con l’implementazione dell’Ai. Mentre in Italia esistono svariati tipologie di diploma o laurea e si può anche dire che come ha detto Bonaccini la maggioranza dei non laureati abbia optato anche per alcuni dopo una avvicinamento in gioventù per partiti marxisti o postcomunisti, per l’estrema destra, ma questo è successo per i motivi che abbiamo spiegato sopra: cioè 1 la deindustrializzazione e le delocalizzazione, 2 l’obsolescenza, 3 una scuola che non è collegata come in Germania al settore industriale, mentre in Italia anche il maggior partito della sinistra cioè il partito comunista è stato sempre molto intellettuale e di estrazione borghese, come anche il partito socialista veniva chiamato il partito dei notabili.

Questo spostamento verso la destra estrema, va letto come una rivendicazione dei ceti operai, proletari, o subproletari di stabilità comunitaria, e ritorno ad una società stabile dove il lavoro lo si possa trovare in loco nel proprio quartiere, o paese, quindi il desiderio di un rilancio industriale, al di là dei posizionamenti geopolitici filo russi sia dei partiti italiani Lega e Futuro nazionale di Vannacci sia dell’Afd in Germania.

Al di là di questo che è un dato risaputo bisognerebbe che i politici e Bonaccini come gli altri avessero delle soluzioni per questi problemi oltre alle analisi, e di soluzioni purtroppo non ne hanno né i partiti populisti né quelli progressisti, mentre i liberali si adagiano su un modello già consolidato però nel 2026 rispetto agli anni novanta e primi duemila sono minoranza per questo si parla di “crisi della società e modello liberale”. L’AFD in Germania promette ai suoi elettori più sociale, più Otto Von Bismarck inventore dell’ordoliberalismo tedesco e del welfare state, piuttosto che più Hitler. Ma con quali soldi fare questo? Mentre la Germania ha conti pubblici messi peggio dell’Italia dove Giorgia Meloni ha salvato il sistema industriale basato sulle piccole aziende più o meno specializzate o automatizzate (esistono certo eccellenze anche in Italia) ma ha tenuto i conti pubblici in ordine, mettendo in seconda fila i più poveri che hanno pagato questa austerità del governo guidato dalla prima donna come presidente del Consiglio.

Quello che è certo è che semmai bisognerebbe rivedere a livello europeo e nordamericano il sistema dell’accesso al credito, quello del sistema bancario, e dei meccanismi di riduzione dei debiti, perché la deindustrializzazione e l’intelligenza artificiale uniti a un sistema di austerity monetaria e finanziaria basata tutta sul risparmio, può mettere in pericolo milioni di persone e la loro vita, se magari un pazzoide come Elon Musk decidesse che coloro con la terza media non sono produttivi e utili ad una nuova società che si farà sempre più transumana valicando la nuova frontiera della tecnologia applicata alla biologia. L’unica battaglia seria che possa riprendere la sinistra è quella contro l’euro immobilismo e il controllo spasmodico sui conti pubblici degli stati, per sfilarla questa battaglia all’estrema destra che la sta cavalcando, e anche una nuova visione dei debiti dei paesi poveri. Bonaccini fa un’analisi, non so tanto per fare il chic e dire che l’elettorato di centrosinistra è migliore perché laureato, (ma presto anche molte lauree non varranno più molto, anche davanti alla obsolescenza dei programmi scolastici); si pensi che molti ragazzi/e non riescono ad impegnarsi a scuola rispetto alla mia generazione perché vengono da famiglie sempre più in difficoltà economica per arrivare a fine mese, e si chiedono a cosa serve studiare Maria Teresa d’Austria o Bonifacio VIII. Naturalmente il futuro non lo può fermare nessuno e neanche prevederlo con certezza, ma è necessario interrogarsi sulle grandi sovrastrutture come diceva Marx piuttosto che su analisi risapute che non approdano a nulla.

EDOARDO BUSO