MARX E DARWIN AVEVANO GIÀ SCONFESSATO LE NAZIONI


Ascoltavo la radio nazionale cinese, che demoliva l’Occidente affermando che noi occidentali abbiamo una visione distorta della Cina. Questo può pure essere per certi aspetti, ma mi chiedo quanti mezzi di propaganda ormai ci siano, dalla radio in onde corte che fa programmi in inglese tutti mirati al patriottismo, fino alle TV private e a internet, come l’America Fox News. Oggi viviamo veramente in un mondo di propagande differenziate e martellanti. È vero, sempre più, che si sta peccando a livello planetario di “falsa testimonianza”: il comandamento Non dire falsa testimonianza viene calpestato ogni giorno. Pare un discorso da preti, ma è anche un discorso per i laici e gli atei. Più ci si allontana dalla ricerca di una verità comune globale, più ci si perde tra i fili e non si troverà più nel futuro il bandolo della matassa.
Oggi stanno tornando di moda le nazioni, perché c’è un, chiamiamolo in questo modo, “nazionalismo competitivo ed estetico”. Ovvero, le nazioni competono tra di loro su quale è la migliore e si danno un’identità estetica. Tuttavia, abbiamo solidi argomenti e basi per affermare che le nazioni sono retaggio del passato tornato purtroppo di moda. Darwin aveva sconfessato che esistessero le razze. Io che scrivo posso essere con una percentuale asiatico, un’altra dell’antica Roma, un’altra percentuale ebreo e un’altra percentuale medio orientale o slavo. Così stando le cose, le nazioni, sconfessate, le razze che non esistono, sono degli involucri costituiti da persone, cioè animali sociali, che vivono in un dato territorio e si danno un governo. Naturalmente, ogni territorio in cui vive una popolazione di esseri animali sociali, persone umane, è differente a livello morfologico, di risorse e clima e quindi serve un governo particolare per questi argomenti. Ma il sistema che regge tutto può essere uguale per tutte le nazioni della Terra.
Marx, infatti, aveva scoperto che esistevano le classi sociali. Facciamo un esempio: in Italia c’è un gap di tecnologia che in Cina non c’è. La Cina è più avanzata nella tecnologia robotica, e può rendere questo le cose più facili anche alle classi subalterne, perché la tecnologia può aiutare se diventa motore di sviluppo, e si unisce alla scienza e crea scuole dove si impara la stessa tecnologia e la si applica. Tuttavia, come in Italia, anche in Cina, se Marx fosse oggi vivo, osserverebbe che esistono delle classi subalterne e inferiori. Sia in Italia che in Cina, che negli USA, che in tutto il mondo esiste il problema del lavoro povero, sottopagato, delle classi inferiori. Il marxismo aveva visto questo e ci aveva visto bene.
Tuttavia, se il marxismo, come il darwinismo, partivano da una visione scientifica della società, il marxismo applicato sotto forma di comunismo non diede dei buoni frutti, perché era basato su uno Stato egualitarista dove venivano meno le funzioni delle classi tecniche più avanzate, dove non c’era più pluralismo perché tutto era controllato dal partito unico, dove dopo la Seconda guerra mondiale si passò dall’Internazionalismo Trotzkista ai vari nazional-comunismi russo-sovietico staliniano e cinese di Mao e via dicendo, fino al 1989 e alla caduta del muro di Berlino e dello stesso comunismo, che ha fallito facendo milioni di morti. Era la parafrasi di un sistema che partiva da basi scientifiche derivate dal darwinismo, che si ripiegava su quello che a parole aveva combattuto, cioè il nazionalismo. Il comunismo, purtroppo, era diventato nazionalista.
Oggi che il comunismo non esiste più, però esistono dei Paesi postcomunisti ancora irrigiditi dal sistema che non si è mai smantellato, come Russia, Cina, Cuba, o nazional-comunismi di stampo islamico teocratico come l’Iran, fino alla Corea del Nord, che sono nazioni che rigettano la globalizzazione, cioè un governo di istituzioni comuni con un ordine e un modo di pensare uguale per tutti a livello globale. Queste nazioni rallentano il raggiungimento proprio di un “modo di pensare comune globale”, o verità globale.
Il sistema più efficiente e rispettoso dei diritti degli individui, dei gruppi, del pluralismo e della persona umana, anche se ha sbagliato oggi dopo secoli e secoli, dopo Monarchie medievali, teocrazie, fascismi, nazismi e comunismi, è solo la democrazia. Ecco perché tutti i popoli della Terra devono, per collaborare tra loro e far collaborare le loro élite tecno-scientifiche e culturali, andare verso un’unica visione di democrazia. E naturalmente, in nazioni dove non si può votare come Russia, Cina, Iran o Nord Corea, non ci può essere una vera democrazia, che va costruita anche in quei luoghi.
Purtroppo, c’è anche un altro nemico di una democrazia potenziale globale, oggigiorno, ed è, dal 1989, soprattutto in Occidente, ma anche in Asia, in particolare in Cina, l’incapacità di intendere un vero liberalismo costruttivo, che è diverso da un capitalismo predominante in molte parti del mondo, dove le élite dei ricchi si appropriano della ricchezza e non pensano a costruire un sistema sociale dove vengano aiutate le classi subalterne.
Ecco che il vero sistema democratico è quello che mette i ricchi al servizio e a tendere la mano ai poveri, mette la tecnologia, le risorse e la conoscenza (quindi scuole progettuali e moderne capaci di insegnare a tutti qualcosa), fino a sistemi creditizi e bancari che non discriminino i meno abbienti, fino ad un sistema finanziario che non sia contro le persone umane, un sistema carcerario che rieduchi pur con delle pene certe, e la garanzia del rispetto dei diritti umani e la separazione dei poteri dello Stato.
Ecco che in questo senso non accettiamo come vera democrazia da sviluppare globalmente né gli Stati nazionalisti prepotenti, aggressivi e non pluralisti (dove non esistono partiti diversi da votare e non c’è libertà di espressione, di pensiero e rispetto dei diritti umani), né quei partiti all’interno degli Stati democratici che spingono verso rivoluzioni violente (che possono essere di destra o di sinistra) e spingono i poveri ad appropriarsi con la violenza della ricchezza delle classi superiori. Né accettiamo, però, partiti o gruppi o lobby finanziarie che affermino che il liberalismo deve autoregolarsi senza tendere la mano ai poveri e farli emergere innanzitutto come persone degne di un’esistenza di qualità, in secondo luogo mettendo essi a disposizione tutti gli strumenti, le persone competenti, il know-how o conoscenza per migliorarsi individualmente, migliorare il tenore del lavoro e renderlo meno faticoso, migliorare il tenore dell’esistenza e della propria paga o salario, fino a far emergere coloro che si distinguono nel loro lavoro, o in una attività, promuovendo le capacità individuali senza limiti di razza, religione, titolo di studio, classe sociale.
Ecco che questo modo di intendere la verità e la democrazia va sviluppato sempre più a livello globale, e va tenuto conto che, nei casi ci sia una violazione dei termini più semplici di questo vademecum dei diritti, le democrazie più avanzate devono anche sentirsi in luogo di difendersi innanzitutto da Stati aggressivi e autoritari che usano la forza, tendono a propagande mistificatorie, fino a magari invasioni di campo di altre nazioni più piccole e impotenti. Ma non solo difendersi, ma anche intervenire come ultima ratio quando non vi siano altri mezzi per fare sì che nazioni arroganti, aggressive e dominatrici-autoritarie non infliggano violenza e dittatura a nazioni inermi. Lo stesso concetto, in democrazia, vale verso le persone di qualsiasi livello, prepotenti esso siano, che violano i diritti di persone e gruppi anche all’interno di società democratiche.
EDOARDO BUSO