IPOTESI CONTE PIU’ MARGHERITA 2.0

Uno show ricorda i vecchi leader Dc: «Quella politica parlava con il popolo»
Il governo Meloni è ormai una parabola discendente, gli manca solo un anno per terminare il suo mandato e rimettersi nelle mani degli elettori.
Nel frattempo cresce soprattutto il Movimento Cinque Stelle, dopo un referendum che è stato vissuto come sondaggio sulla qualità del governo invece che come riforma necessaria per riformare parte della giustizia italiana, che rimane ingessata e diversa dai grandi paesi europei non solo sulla divisione delle carriere, ma anche sui diritti umani nelle carceri, dove ci sono ancora richiami forti da parte della Corte di giustizia europea dei diritti umani per trattamenti degradanti e tortura.
Nel frattempo va detto che alcune correnti della magistratura chiedono di collaborare con il governo per portare a termine nelle prossime legislature una buona riforma della giustizia secondo il parere della magistratura. Purtroppo si denota una crisi di potere all’interno della politica, una crisi che deriva in particolare dalla caduta del governo Draghi, che riceveva una stima maggiore dai vari poteri dello Stato e da quelli internazionali rispetto ai ministri del governo Meloni. Draghi avrebbe avuto l’autorevolezza di portare a termine la riforma già improntata dal ministro Cartabia e concludere felicemente il tema giustizia. Invece oggi, con un governo debole di leadership e di endorsement internazionali come quello attuale (anche causa il corso trumpiano che si è sostituito a Biden), questo governo Meloni debole può essere preda di poteri che si autolegittimano come anche parte della magistratura.
Nel frattempo corre l’ipotesi di ristabilire un certo orgoglio politico per Giuseppe Conte, che potrebbe essere designato come prossimo leader di una maggioranza di centrosinistra con o senza votazioni, e magari per diretto interessamento del Capo dello Stato.
I quotidiani già fanno trasparire qualcosina, Giuliano Ferrara sul Foglio scrive “Io voto Conte alle prossime primarie del Partito Democratico”, e prova ad immaginare un possibile governo Conte ter che triplicherebbe il debito pubblico, penso invece che potrebbe avere in questo senso un potere positivo sulle istituzioni monetarie europee come la BCE della Lagarde, nel chiedere di abbassare i tassi di interesse ed una politica dei tassi più flessibile per l’Italia, cosa che Tajani e Giorgetti chiedono da mesi inascoltati dopo anche che gli USA dell’amico Trump hanno abbassato i tassi mentre la Lagarde non cede per non far arrabbiare i paesi nordici frugali.
Un altro quotidiano, Il Messaggero di Roma, parla di una convention tenuta gli scorsi giorni dove si sono riuniti tutti gli ex democristiani per celebrare la morte di un grande politico come Benigno Zaccagnini, da Franceschini a Casini a Rosy Bindi a Mastella, provenienti da diverse correnti della DC, questi politici, come il grande centro renziano che non ci sta a far da frontman per il governo come Calenda, sentono fortemente l’insofferenza verso questo PD in mano ad una femminista come Elly Schlein con tematiche progressiste e new global. Ecco, penso che questo grande centro, che è un punto di riferimento per gli italiani, possa governare ipoteticamente con un nuovo PD dove alle primarie abbia vinto Giuseppe Conte. Già negli scorsi giorni, parlando alla convention di Più Europa, Giuseppe Conte ha smorzato certo pacifismo oltranzista e certo anti-occidentalismo, dandosi un’apparenza più europeista, perché sappiamo bene che per stare in Europa oggi e governare un paese complesso con molti poteri che lo condizionano come l’Italia (non solo la magistratura), ma anche l’alta finanza e il settore bancario, nonché ricevere l’aplomb del Presidente della Repubblica (a differenza di uno Stato orwelliano come quello ungherese di Orban senza pesi e contrappesi), ebbene in questa Italia si parte necessariamente rivoluzionari come ha fatto Conte, che ha sostituito il vociare aggressivo di Grillo, e si arriva a governare da moderato. Ecco che si presenta questa occasione per Conte, per perfezionare il suo percorso politico e collaborare con l’area di Schlein ma senza farsene fagocitare, puntando maggiormente ad un’inclusione dei moderati e dei cristiano-democratici di quella che al centro si vorrebbe fosse denominata La Margherita 2.0. Un ultimo segnale a questo pro viene da Renzi e dal suo sì tardivo al referendum, fino al no di storici esponenti della DC, quella di De Mita e Forlani, come l’ex guardasigilli del governo Prodi Clemente Mastella e di Paolo Cirino Pomicino, scomparso purtroppo da poco.
Un’altra soluzione per Mattarella, se il governo Meloni è a rischio tenuta, potrebbe essere quella che propongo su questo blog, cioè un governo di transizione guidato dall’ottimo Presidente della Banca d’Italia, Fabio Panetta (anche questa è un’ipotesi d’altronde), che permetterebbe di creare questi nuovi gruppi (la nuova DC) e la transizione al Conte ter se gli elettori lo vorranno, ma non di morire contiani e schleiniani prima del tempo.
EDOARDO BUSO
- Giorgia Meloni era più apprezzata internazionalmente quando andava a braccetto con Biden che adesso che c’è l’idillio, con tante contraddizioni, con Trump.