RIPARTIRE DAI DIRITTI UMANI

Il referendum del governo Meloni che doveva separare le carriere ha avuto una sonora bocciatura dalla maggioranza degli Italiani. Era stato posto in modo sbagliato dallo stesso governo, e anche le opposizioni e lo stesso governo hanno creato un clima di confronto eccessivo e scontroso ai limiti dell’inimmaginabile. Si denota un dato certo, che regioni del nord dove la giustizia funziona un po’ meglio come Veneto e Lombardia o Friuli (si pensi al carcere di Padova e al suo tribunale che sono un’eccellenza in Italia) ebbene in queste regioni c’è stato un voto maggiore del Sì, cioè confermativo del referendum, mentre nel Sud dove c’è un boom di mafia e criminalità anche perché alle persone mancano i dovuti sostegni sociali, si pensi al problema delle periferie, la gente ha fiducia nell’ultima élite rimasta che si comporta da élite, che sono i magistrati. Vede nei magistrati coloro che possono fermare certe forzature del governo sulle riforme che intende portare avanti che spesso sono disastrose dal punto di vista sociale per i più poveri. Purtroppo dopo la caduta della Prima Repubblica i politici si sono sempre meno comportati da élite ma da attivisti in modo sempre più becero, parlando alla pancia del popolo con toni spesso aggressivi, volgari e violenti. Viene da pensare ai toni di Umberto Bossi nei primi anni novanta, che tuttavia era sempre meglio di alcuni politici che si “esibiscono” oggi. Certo la prima repubblica era troppo autoreferenziale e stava segnando una distanza sempre maggiore con i cittadini tartassati dal debito pubblico che cresceva vorticosamente mangiando con l’inflazione la ricchezza, in più c’era un sistema congestionato di rapporti tra aziende e politica che aveva creato una pletocrazia o partitocrazia di raccomandazioni e quella che Ronchey chiamava “lottizzazione” di tutti gli ambiti pubblici e privati.

Purtroppo oggi le grandi élite sono nel campo dell’informatica come Bill Gates, Elon Musk ecc. a livello mondiale mentre non c’è un’élite intermedia e politica e mentre cresce sempre più la fiducia nelle élite dei magistrati. Purtroppo segna anche l’emergere di una visione data dal populismo che recupera l’irrazionale nello scontro politico e si allontana sempre più il nostro paese in una situazione mondiale frammentata con Trump che è indecifrabile e schizofrenico, dal ritrarsi sempre più di elementi che costituivano l’ossatura della prima fase della globalizzazione, cioè il libero commercio, la scienza, e i diritti umani. Oggi a destra e a sinistra si fa avanti purtroppo una critica ai diritti umani, si pensa che questi diritti lo stato possa limitarli attraverso la magistratura o leggi pan-penaliste che abbiamo visto messe in atto anche dallo stesso governo che propone un referendum garantista come ha affermato un politico che stimo molto anche per il suo portamento e per il suo parlare pacato come Benedetto della Vedova. Per ovviare a queste storture bisogna cominciare a dire la verità al popolo. C’è troppa gente che soffre e si arrabbia perché giustamente spaventata, ma anche molte persone che non vogliono accettare il proprio ruolo sociale subordinato rispetto alle élite globali e agiscono con rabbia e aggressività verso le cosiddette upper class. Il problema è anche legato ad una scuola pubblica che sforna in Italia sempre meno laureati soprattutto nelle materie scientifiche, di un sistema carcerario che è sovraffollato e richiede dei provvedimenti strutturali per riparare lo stato di diritto, fino ad un sistema globale che deve ritornare a basarsi sull’economia sociale di mercato e sul fair trade. Oggi non ci sono non solo in Italia dei partiti, tranne minoranze, che abbiano a cuore questi tre fondamentali (scienza, diritti umani e commercio) e li predichino senza contrapporsi ad altri partiti, ma cercando un dialogo costruttivo con tutti. Ecco che il centro liberale di cui Più Europa fa parte non deve perdere la bussola e ricominciare da questo progetto, cercando di ospitare nel suo interno una cultura scientifica dove ci si possa confrontare dal tema dell’ingegneria e delle infrastrutture italiane ed europee al tema della liberazione dei corpi cioè alla bio-politica, fino alla visione di un sistema carcerario orientato laicamente che abbia integrato i diritti umani. Ecco che è necessario iniziare a tutti i livelli una collaborazione con tutte le organizzazioni italiane e mondiali per portare a conoscenza degli Italiani i diritti umani fondamentali (nelle scuole, nelle piazze, ecc.) e evidenziare dove questi diritti nei vari casi giudiziari siano stati violati e quindi portare l’attenzione verso la Corte europea dei diritti umani che deve orientare una futura possibile riforma della giustizia da condividere con il cosiddetto campo largo come impegno improrogabile. Ecco che basandosi sui sistemi europei che premiano i migliori possiamo avere una élite politica che torna a migliorarsi e a pensare da élite in modo orizzontale cioè aperto a tutti, ed ecco che in questo senso possiamo eliminare disfunzioni della magistratura in modo chiaro e limpido senza forzature e senza incoerenze, avviando l’Italia a diventare una società aperta e trasparente.

EDOARDO BUSO