RIFLESSIONI DI UN NICHILISTA POSITIVISTA
Nelle ultime settimane mi sono molto interrogato sulla questione del credere. Credere è facile o è più facile autosuggestionarsi di credere in qualcosa? Per esempio le persone che vanno molto in Chiesa davanti al pericolo della morte divengono meno credenti, perché il loro andare a pregare in Chiesa diventa spesso, quando lo si fa per più tempo di fila, da un bisogno diventa un’autosuggestione e quindi compiendo dei rituali come il pregare o prendere i sacramenti rafforzano questa suggestione che chiamano fede.
Tuttavia un grande filosofo come Karl Marx diceva che la religione va trattata come una droga, l’oppio dei popoli. È vero quindi che Marx dava una visione negativa della religione perché credeva fosse un collante che impediva il nascere del sentimento rivoluzionario nelle menti e nei cuori. Tuttavia possiamo anche leggere questa frase di Marx come un incitamento alla religione capovolgendone il significato, ovvero “utilizzate la religione proprio come una droga se vi riuscite”. In quanto dalla caduta del comunismo o socialismo reale, si è capito che era impossibile inverare un’utopia in terra, creare un paradiso di eguaglianza e fratellanza e ricchezza condivisa. Poiché il comunismo semmai ha sostituito alle élite dei ricchi del capitalismo che sono diversi dai poveri, delle élite di ricchi al potere o élite comuniste che sono sempre allo stesso modo diverse dai poveri e a volte ancora più oppressive.
Infatti oggi come oggi io potrei chiedermi se una persona vale per quello che fa o per quello che eredita o ha di ricchezza personale anche senza avere fatto molto di importante per l’umanità. Tuttavia se mi confronto con Lapo Elkann finisce sempre che lui solo per il fatto di essere un rampollo della famiglia che detiene Fiat e Stellantis è più importante nella società di me stesso, anche se io potrei nutrirmi di discorsi quali che è più importante il mio veterinario per me stesso perché almeno cura i cani e i gatti. Ma è solo un’illusione perché nella cruda e dura realtà è più importante Lapo Elkann non perché sia veramente migliore ma perché nei rapporti di potere ha più parola in merito di me stesso, in quanto quello che dico io non è importante quanto quello che lui dice apparendo. E nei rapporti di forza all’interno della società conta la forza se no si chiamerebbero rapporti di forza. E quello che ha la forza è un capitalista nella società capitalista e un dittatore come Kim Jong-un in una società comunista. Entrambi potrebbero essere più ignoranti del peggiore ritardato mentale ma giocoforza contano i loro rapporti di forza, poiché la mia singola opinione non conta e non muove forze e interessi come fanno loro.
Quindi quanto in questa situazione possiamo credere al bene e ad un futuro di bene? Non è vera la frase di Woody Allen: Dio è morto, Marx è morto e io sono sempre più nevrotico?
La religione e il credere possono essere rafforzati in ambiti collettivi ma non per tutti, non tutte le persone riescono a vivere come i talebani, a volte per singoli individui la ricerca religiosa deve avvenire con calma, senza frenesia e in un ambiente consono, dove ritagliarsi del tempo di meditazione e solitudine, così si possono afferrare anche per degli atei delle suggestioni degli uomini religiosi.
Ma veniamo anche alla domanda principe del sentimento religioso, cioè la fiducia o il credere che il bene in qualche modo trionferà? La religione prima di tutto ci fa vedere le persone non come prodotti organici, mentre la morte di Dio ci fa vedere le persone come prodotto organico, Feuerbach diceva che la religione e il cristianesimo ma tutte le religioni pensano che l’evoluzione parta dall’alto cioè da un Dio e arrivi in basso cioè all’organicità corporea, lo stesso errore lo fanno certe correnti di psicologia e psichiatria. Esse non partono da un Dio o spirito che crea la materia o evolve tramite la provvidenza l’essere umano o meglio l’animale uomo. Ma invece partono dal presupposto che la mente possa fare dei passi come il credere a certe cose o fare il bene invece che il male. Tuttavia il rapporto bene male o credere e non credere è sempre prodotto delle funzioni organiche, cioè come dicono Darwin e Feuerbach tutto parte “dalle viscere” e arriva in alto.
Se capiamo bene questo possiamo rigettare un credere semplicistico, e possiamo rigettare il credere che intorno a noi tutto sia bene, vada verso il bene e funzioni per il bene.
Esistono e sono esistiti intorno a noi personaggi come Jeffrey Epstein che era miliardario e faceva il male e quindi in quanto faceva il male era anche se miliardario meno importante di una persona umile che fa il bene. Ma non ci poniamo il problema che possano esistere altri duemila Epstein nel mondo che anche se non sono miliardari ma magari hanno una vita agiata, tuttavia fanno il male ma sono furbi a tal punto di non immischiarsi in violazioni della legge, ovvero non si sono fatti pescare con le mani nel sacco cosa molto difficile, o magari non hanno mai violato la legge cosa più plausibile. Perché il male dovrebbe essere solo violazione della legge? Non è vero che anche nella teologia cristiana cattolica esiste il cosiddetto “mistero di iniquità” per il quale già le differenze di ricchezza, forza fisica, capacità mentale sono un male perché avvantaggiano alcuni al posto degli altri. Il marxista su questo punto o il darwinista affermeranno che il “mistero di iniquità” è un modo che utilizza la Chiesa per evitare rivoluzioni che esproprino coloro che sono più agiati. Però bisogna dire che per come sono andate le cose nei paesi comunisti, si è verificato il fatto che dapprima (vedasi il film Il Dottor Zivago) si è passati dall’espropriare i nobili e i monarchici e lo Zar poi si è arrivati ad espropriare pure i medio borghesi e in certi tipi di comunismo ad ammazzare pure milioni di poveracci come la storia della Cambogia sotto Pol Pot un popolo che si autoelimina dentro la cornice del comunismo.
Insomma nel capitalismo ci sono gli Epstein o i capitalisti che non hanno violato la legge ma sono egoisti lo stesso ma almeno si può criticare il potere. Ma quanto passa tra criticare il potere, cercare rifugio in un mondo immaginario dove stiamo costruendo il bene e non siamo in balia di forze maggiori che magari vinceranno e ci lasceranno con un palmo di naso, e poi come si fa a credere e praticare un mondo migliore? Si affaccerà sempre e qui viene fuori la mia vena nichilista la sconfitta, perché l’essere umano all’interno del vasto universo è sempre sconfitto da chi si adatta meglio di lui o può essere sconfitto anche dalla stessa Natura che è anche matrigna. È possibile credere che siano esistiti degli uomini che non hanno mai fatto nessun peccato o rinunciato a peccare e siano stati quelli che la Chiesa chiama Santi? Solo in un ritiro spirituale ed eremitico si possono ridurre le occasioni di peccato. Chi scrive per esempio pensa che non possa essere mai esistito anche nelle clausure del medioevo un uomo che non si sia mai fatto trasportare dalle tentazioni sessuali per prima cosa e poi da tutti gli altri peccati sintetizzati nel decalogo dei Dieci comandamenti.
Purtroppo oggi come oggi la santità da ricercare nella contemplazione e nella solitudine cercando anche se non sempre si riesce di essere migliori, sta essendo sostituita da una sorta di “santità sociale” che mischia pensiero laico e psicologia moderna (ovvero i residui falliti del marxismo che è fallito anch’esso), con il nuovo cattolicesimo di stampo comunitaristico. Si cerca di trovare dei nemici (il miliardario come lo era in passato Berlusconi) e di credere e professare con l’azione un mondo migliore. Va bene finché si cerca con l’azione ma il “gospelismo sociale” vorrebbe che si facesse il passo successivo di crederci veramente. Ecco che il sentimento di tristezza, di sconfitta, la rabbia individuale e sociale devono per forza cadere nell’oblio e ci si illude che esista un mondo senza male e trionfo del bene, e dopo ci si illude che lo si abbia già sconfitto il male descrivendo nei media una società dove esistono persone eccezionali che magari a volte governano a volte no, persone filantropiche in tutti i settori e classi sociali a cui riconoscere meriti e che fanno funzionare il mondo, addirittura i miliardari quelli buoni restano buoni ecc ecc. Peggio del marxismo che almeno permetteva un po’ di rabbia sociale.
Tuttavia abbiamo visto che in un modo o nell’altro sia la Chiesa, sia le religioni sia il marxismo, sia la scienza sia il “gospelismo sociale”, sia la credenza in una sorta di meritocrazia funzionalista, tutti questi filoni di pensiero e anche la psicologia ci chiedono di credere in qualcosa che c’è ed esiste, o qualcosa che verrà. E chi non ci crede?
È in questo passaggio che viene il nichilismo ovvero non solo smitizzare criticamente i miti sociali e vivere al di là del bene e del male come diceva Nietzsche, ma anche affacciarsi alla realtà per non cadere nella trappola di oscurantismo o satanismo o del preferire e godere del male al posto del bene, la capacità che è insita nel “nichilismo positivista” di valorizzare quello che ti fa star bene di tutte le dottrine, religioni, filosofie, ideologie senza crederci veramente fino in fondo ma praticando un sincretismo personale e individualizzato, cercando di fare il bene anche se non se ne ha voglia o anche sapendo che potrà trionfare il male lo stesso.
In questo frangente il nichilista positivista è anche agnostico perché a differenza del satanista crede in un bene soggettivo, e non si preclude la via religiosa ovvero la possibilità che distante nell’Universo possa esistere un Theos ovvero un Dio, quindi non prende né la strada del bene né quella del male, ma sceglie comunque anche se svogliatamente di fare il bene (a volte se ne convince e per un periodo breve ci crede veramente, come il “buon bestemmiatore” ovvero quel personaggio iconico della cultura veneta popolare che bestemmia durante la settimana ma nel suo intimo crede a qualcosa che non sa esplicitare, e magari a Natale attratto dall’illusione di un clima sereno e fraterno va anche a messa la domenica).
Tutto sommato l’evoluzione dell’uomo pur con molte mancanze ci ha fatto capire che la strada del bene anche se non si crede in esso come ci credono i religiosi o certe filosofie promosse o spontanee, è sempre una strada in salita anche per lo stesso benessere personale individuale. Ecco che il nichilista positivista utilizza come diceva Marx la religione come l’oppio, essa è una sostanza da utilizzare per stare bene, come la musica, come la natura ecc ecc e mai per crederci senza remore come gli integralisti di ogni forma o dottrina.
EDOARDO BUSO