Qui non si mette in discussione l’industrialismo che tuttora un pò ridotto è presente ancora nella globalizzazione,ma si danno delle
spiegazioni sul perchè Bonaccini e Schlein rivendicando il “salario minimo” come cavallo di battaglia della sinistra sbagli,e Maurizio Lupi
intervistato su La7 parlando di salario massimo ovvero detassazione e riduzione del costo del lavoro per far raggiungere al lavoratore il massimo salario
sbagli anche lui un pò utopisticamente per i tempi che corriamo.
Lo ha rilevato pure la confindustria spagnola dove è passata una legge per il salario minimo:il salario minimo aumenta l’inflazione e il debito pubblico,li dove diceva
Ugo LaMalfa inventore della politica dei redditi non sia corrisposto da una rigorosa produttività ovvero per dirla in soldoni,con le poche industrie che non sono traslocate
in Cina e rimangono in Italia,si chiede all’operaio di essere il “top dei top” e all’industriale di avere un prodotto top dei top.
In questo senso non si puo tenere un operaio per lunghissimi periodi senza pensare di ristrutturare (articolo 18 tolto)e senza che l’azienda ristrutturi continuamente competenze,abilità
innovazione del prodotto design ecc.Il salario minimo invece promettendo il paradiso in terra pone le condizioni per ridurre la concorrenza e la ristrutturazione e cullare l’operaio piu’ che frastornarlo
come fa la globalizzazione dei mercati.Per dirla poi tutta ha ragione Marx ,finchè c’è il mercato libero aperto agli estremi confini della terra ,l’operaio in questo tipo di globalizzazione
sarà sempre compresso verso il basso.Basta aumentare i salari da un lato che come dice la confindustria spagnola ti aumenta l’energia elettrica dall’altro,e l’inflazione da costi del lavoro e il debito,e poi
l’operaio si abitua troppo bene ,produce meno e a ritmi piu’ soft e tutto va a ramengo.
Lo aveva capito bene il top del top del comunismo cioè Stalin che fece grande la Russia su un capitalismo cumulativo basato sul lavoro a cottimo taylorista e i bassi salari.C’erano gli stacanovisti che non si stancavano mai
e si accontentavano di qualche medaglia data dal partito per il lavoro extra.Dire no al salario minimo o almeno pretendere come ho scritto in un precedente articolo ,un salario minimo ragionato e pensato in base alla situazione debitoria e all’inflazione
non è mancare di senso del sociale.Il sociale lo si può fare in tanti altri modi.Io per esempio sono stato tra i pochi convinti che il reddito di cittadinanza potesse essere pure una buona soluzione per molti problemi.
Innanzittutto va detto che ormai nel 2022 nella società della conoscenza,non servono alti salari,ma servono tecno-strutture del vivere sociale,individuale e personale.Servono i diritti umani e la dignità in tutti i campi non solo nel lavoro.Anche perchè ormai il lavoro
è giocoforza argomento per i piu’ bravi e capaci.
A cosa ci serve un salario minimo?Per comprare una lavastoviglie che magari è prodotto in Cina e che daneggia l’ambiente.Non è meglio iniziare a pensare a comunità organiche autogestite ma con tecnologia in tutti i sensi valida?In Arabia Saudita leggo
stanno costruendo un mega villaggio nel deserto con tutti i comfort,ma l’Arabia Saudita non è terra di produzione ma di finanza e investimenti finanziari.Ormai non si può piu’ pensare alla società come composta solo da individui solitari che hanno bisogno ognuno delle stesse cose.Bisogna pensare
alla società come qualcosa di organico,dove sono i piu’ bravi che trainano gli altri e gli garantiscono benessere.Certo un pò utopistico anche questo ragionamento,ma almeno se vogliamo stare nel medio sta la virtu’ almeno cerchiamo di fissare un salario minimo ragionato e mediato.

EDOARDO BUSO